La Val d'Astico, una delle più belle e verdi vallate vicentine, rischia di essere deturpata dalla realizzazione del tratto autostradale A31 Valdastico Nord. Quest'opera si caratterizza per un costo di realizzazione stimato in oltre DUE MILIARDI DI EURO (49 milioni di €/km) e flussi di traffico modesti, ma provocherebbe danni ambientali gravissimi e difficili da contenere. Viene proposta e sostenuta solo dalla società che gestisce la A4 Brescia-Padova, per interessi di rinnovo concessione. Interessi solo LORO!
In un ottica di progresso sostenibile e di alternative al trasporto su gomma, è doveroso dire NO ALLA VALDASTICO NORD!

lunedì 16 settembre 2013

La Nuova Vicenza - Una simpatica replica del Co.Ve.Pa alle dichiarazioni di Zaia al varo del ponte sull'Astico...

...Ringraziandoli per il sostegno al Comitato!! :-)

Pedemontana, CoVePa a Zaia: m… in bocca alla retorica!

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Luca Zaia
Luca Zaia
Riceviamo e pubblichiamo una nota del Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa di replica alle dichiarazioni del presidente Zaia fatte dall’alveo del torrente Astico al varo della campata del ponte della Strada Pedemontana veneta (Spv). Secondo il comitato Zaia li avrebbe additati «come pochi e isolati, rivolgendosi a un Veneto silenzionso e maggioritario che vorrebbe opere come Spv costruite grazie ai progetti di finanza vere e proprie truffe e sistemi di debito e di distruzione della terra».
“Caro Zaia, merda in bocca alla retorica! Se il Veneto tace e non dice niente non vuol dire che è sempre d’accordo, anzi c’è da preoccuparsi. Infatti il “tasi mona e laora” porta in se il fatto che, mancando il lavoro, rimane il mona e questo alla lunga lascia la bocca amara come insulto che ferisce. Questo è quello che rimane del suo discorso da dentro all’Astico. A questo proposito rammentiamo che abbiamo appena ricordato l’8 settembre del ’43, dove un’intera generazione allevata a credere, obbedire, combattere per oltre un ventennio, dopo sofferenze, ferite e mutilazioni ha deciso di prendere e mollare il capo alle sue frasi fatte e vuote. Come allora a questa crisi che colpisce, ferisce e uccide si è risposto con frasi vuote, con la gran cassa del governo a cui risponde un controcanto retorico veneto, privo di credibilità per l’ennesima inaugurazione. Insomma come i Piccoli Maestri diciamo merda in bocca alla retorica di questo presidente impomatato. E’ vero siamo ribelli, pochi, litigiosi e male in arnese, ma quello che diciamo è giusto e vero e per questo lotteremo per convincere della correttezza delle nostre idee, fino ad essere maggioranza.
Anche il presidente ha dovuto ammettere che il progetto si basa su presupposti economici artefatti per ottenere una autorizzazione dal Cipe fatta ad arte. Infatti la giunta Zaia ha dovuto riapprovare il nuovo Piano Finanziario dell’opera per avere i 370mln di € che l’opera deve incassare dal governo Letta con cui salvare la finanza di progetto di Spv. Saranno i primi di un lungo elenco visto che si tratta di un’opera priva di ricavi e incapace perciò di ripagare i debiti con le banche con i transiti. Il finanziamento statale avverrà solo se ci sarà il progetto esecutivo entro fine 2013: presidente la aspettiamo ad inaugurare l’attraversamento autostradale della discarica di rifiuti tossici nella ex cava Gie a Cassola (VI), vero scoglio che impedisce il collegamento tra i tratti vicentino e trevigiano. Pagheranno i veneti per primi e gli italiani a ruota questa Spv che Galan e Zaia annunciavano a totale carico dei privati, potete inaugurare tutti i 45 ponti della pedemontana ma dovete rendervi conto che state inaugurando la fine di un’era.
Desideriamo infine replicare alle dichiarazioni dell’ass. Conte della Lega e del dott. Miller di Confindustria sul digiuno dei cittadini veneti in appoggio a quello di don Albino Bizzotto. Conte e Miller hanno la testa troppo infilata nei progetti di finanza dell’appaltopoli veneta, non capiscono cosa gli capita intorno: noi rifiutiamo la violenza delle vostre bugie e falsità, per questo meritereste ben altro, non cadiamo nelle vostre provocazioni e protestiamo per la nostra terra sfregiata e insultata dalle opere del vostro sistema di potere, per voi irreversibili, privandoci del cibo. Il CoVePA che ha affiancato don Albino nel digiuno e lo ha proseguito nei giorni del 31 agosto e 1 settembre appoggia e sostiene gli amici che adesso lo stanno proseguendo, in particolare il comitato vicino “No Valdastico Nord”.”

Quando la politica dimostra tutta la propria camaleontica contraddizione....

Giornale di Vicenza - 13/09/13 Zaia inaugura il "grande viadotto sull'Astico"

Pedemontana, via al maxi-ponte - Luca Zaia: «Ora accelerare»
CERIMONIA DI VARO. Consegnato ieri il piano finanziario per tutta l'opera. Grande viadotto sull'Astico posato in parte ieri Zaia: «Vorrei la superstrada pronta per il 2016» Ma per la galleria di Priabona ci vorranno 5 anni
13/09/2013
Zoom Foto
BREGANZE. Il gigante scivola leggero e lento, 45 metri in tre ore. Potenza di carrucole e taglie che tirano all'incontrario e funzionano nel miracolo di spostare in scioltezza 1450 tonnellate di acciaio su “pattini” di ferro e teflon. Come avviene per le grandi navi, proprio così, quando vengono fatte scivolare in un piano inclinato su legno e grasso e accomodate in mare. Solo che qui siamo sospesi tra terra e cielo, tra Sarcedo e Breganze nell'Alto Vicentino: è la struttura portante della carreggiata stradale che correrà sopra il fiume Astico, la prima opera d'arte della Pedemontana Veneta, 94 km da Montecchio Maggiore a Spresiano, che ha visto il suo varo ieri. Al confronto il viadotto parallelo sulla nuova Gasparona, che oggi pullula di traffico e un domani sarà strada secondaria, appare un topolino con i suoi 7 pilastri di sostegno che visti così oggi sembrano stuzzicadenti. Il gigante avanza e poco prima delle 11 arriva alla prima mastodontica pila che, come una spalla sicura, lo sostiene. Bisognerà arrivare a sera perché il lento cammino, pure in leggera curva, arrivi alla seconda pila e ai primi 120 metri di strada. Poi uno stop di un paio di mesi per coprire il nastro su cui correranno i veicoli, due carreggiate per senso di marcia. E ancora via verso il traguardo, sulla terza e ultima pila quando il ponte apparirà nella sua luce totale di 180,5 metri, il secondo viadotto della Pedemontana: il primo di 430 metri sarà quello previsto sul Brenta, pochi chilometri più a est, dove sono in corso di realizzazione le fondazioni. L'ing. Giulio Lorenzi, direttore del cantiere, se la rimira questa opera tutta veneta: costruita a Verona dalla Scl e assemblata in cantiere, tutta saldata, appena una manciata di bulloni, acciaio corten, resistente alla corrosione, la ruggine farà da protezione. Ci sono il governatore Luca Zaia e il commissario straordinario per l'emergenza Silvano Vernizzi, i vertici del Consorzio Sis che sta realizzando la superstrada, Matterino e Claudio Dogliani. Zaia in scarpe da ginnastica blu se la guarda quest'opera d'arte che rappresenta un punto fermo dell'arteria e gli dà l'occasione di premere sull'acceleratore. Innanzitutto sui tempi: «Mi auguro che si possa anticipare la conclusione dell'opera al 2016. Abbiamo già tutto il piano finanziario definitivo, 2 miliardi e 130 milioni. Vogliamo guadagnare mesi importanti». A proposito: il fatidico Pef-piano economico finanziario è stato presentato giusto ieri pomeriggio dal concessionario alla Regione. Tappa importante sulla strada dei conti definitivi e soprattutto del riequilibrio finanziario, alla luce soprattutto della lievitazione di 330 milioni dei costi tra il progetto preliminare e quello definitivo. È anche vero che il decreto sblocca-cantieri delle scorse settimane con l'attribuzione di 370 milioni di finanziamento pubblico alla Pedemontana è stata una manna dal cielo, mentre Dogliani afferma che la Sis «ha iniettato più denaro, ma avrà anche maggiore debito». Ora il Pef sarà analizzato prima di approdare in Giunta. Ma l'ottimismo di Zaia sui tempi di realizzazione non può prescindere dai tempi tecnici. Punto fermo: i progetti esecutivi vanno approvati entro la fine del 2013, pena la perdita dei 370 milioni del Governo. Mancano 18 pezzi, gli unici lotti finora approvati sono il tratto Villaverla-Breganze di 5,7 km e Marostica-Rosà di 8,5 km.

Link_GdV_13/09/13

Corriere del Veneto - 16/09/13 Zaia: "In questo Paese abbiamo bisogno di costruire meno strade e di realizzare più opere di prevenzione idrogeologica"

L'ANNIVERSARIO

Vajont, lo Stato chiede scusa

Il capo della protezione civile e il ministro Orlando a Longarone: «Una strage che si poteva evitare. Investiamo sulla partecipazione attiva dei cittadini»

LONGARONE (Belluno) - È stato il giorno dei «mea culpa» dello Stato, a Longarone, dove domenica si sono raccolti quasi 5 mila volontari di protezione civile, vigili del fuoco ed altre associazioni, assieme ai soccorritori dell'alba del 9 ottobre 1963 ed ai familiari delle vittime. A chiedere scusa a nome della nazione sono stati, sul palco del Palasport, a portata ottica dalla diga del disastro, prima il capo del dipartimento della protezione civile, Franco Gabrielli, e poi il ministro per l'ambiente, Andrea Orlando. «Come rappresentante di un pezzo di Stato, la cui mission è la salvaguardia e la cura delle persone - ha detto Gabrielli - vi chiedo scusa». «Trascorrendo qui questi giorni - ha aggiunto - ho percepito come quella tragedia sia ancora una ferita molto aperta, come ci sia ancora una rabbia sorda, un lutto non ancora elaborato anche perchè nessuno ha aiutato queste persone ad elaborarlo».
Di energia anche maggiore sono poi state le parole di Orlando, che ha anticipato di sentirsi in debito per non essere stato prima a Longarone «non da ministro ma da cittadino italiano». «Luoghi come questi - ha detto - dovrebbero essere le tappe fondamentali per un pellegrinaggio di costruzione della memoria e di religione civile. L'onere di rappresentare il governo qui è un molto grande perchè ho l'obbligo di assumermi colpe e responsabilità che, per generazione, non mi appartengono ma che non possono essere dimenticate». «Bisogna chiedere scusa ai cittadini - ha proseguito Orlando - e questo lo Stato lo deve fare per il presente e per ogni volta che abbandona una persona. Per tutte le volte che non sa dire 'ci sonò di fronte ad un pericolo. E per quando ha permesso che gli anni aggiungessero l'oblio o il travisamento della verità. E poi per le parole non dette o sbagliate, che si sono continuate a pronunciare».
Il ministro è andato oltre aggiungendo che la consapevolezza dei rischi connessi all'instabilità idrogeologica del Paese «non sono migliori rispetto a 50 anni fa». «Possiamo vantare una maggiore padronanza della tecnica, ma non dobbiamo mai abbassare la guardia e a tenere alta la guardia sono sempre le popolazioni locali. Le resistenze delle popolazioni e dei comitati non si possono sempre liquidare come localismi dei no, ci sono esperienze di chi vive nei luoghi che meritano altrettanto rispetto delle perizie tecniche. Le famiglie del Vajont si opposero e denunciarono per tempo ciò che già si sapeva e si poteva evitare». Rilevando, infine, che con un « investimento sulla partecipazione attiva si può costruire un rapporto positivo fra politica e cittadini». Tema, quest'ultimo, non disgiunto da quello dello sbilanciamento di investimenti pubblici a favore di infrastrutture piuttosto che ad opere di prevenzione e che è stato sottolineato dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. «In questo Paese abbiamo bisogno di costruire meno strade e di realizzare più opere di prevenzione idrogeologica». «La vera sfida di civiltà per un territorio è quella di mettere in sicurezza i propri cittadini. Credo non sia facile districarsi a Roma su queste partite - ha concluso Zaia, rivolto ad Orlando - ma noi crediamo che il dissesto idrogeologico sia la vera partita da giocare». (Ansa)
16 settembre 2013



Regione Veneto - Comunicato stampa n. 1688

50° VAJONT. LUCA ZAIA: PENSARE MENO ALLE STRADE E DI PIÙ AL DISSESTO IDROGEOLOGICO, CHE È LA VERA SFIDA PER I NOSTRI TERRITORI

Comunicato stampa N° 1688 del 16/09/2013
$descrizione.getData() (AVN) – Longarone (Belluno), 15 settembre 2013

“In questo Paese varrebbe la pena di pensare a costruire un po' meno strade e di più al dissesto idrogeologico, che è la vera sfida che noi abbiamo”. Lo ha affermato oggi il presidente del Veneto Luca Zaia, intervenendo a Longarone alla manifestazione dedicata ai soccorritori del Vajot, organizzata nel 50° anniversario della tragedia che costò circa 2 mila vittime e un paese in gran parte spazzato nel nulla. Alla celebrazione sono intervenuti tra gli altri anche il ministro dell'ambiente Andrea Orlando, la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serrachiani, il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, il sindaco di Logarone Roberto Padrin con i primi cittadini degli altri comuni colpiti dal disastro e di tutta l'area del bellunese e pordenonese, ma soprattutto i protagonisti dei primi soccorsi di allora: Forze Armate, Vigili del Fuoco e volontari da ogni parte d'Italia e i loro eredi di oggi, che costituiscono un sistema di Protezione Civile tra i più efficienti al mondo.
“Il Vajont è l'embrione di quella che è poi diventata la grande Protezione Civile”, ha ricordato Zaia, che ha voluto dedicare un applauso ai volontari. “In Veneto abbiamo un esercito di 18 mila persone – ha aggiunto – che quotidianamente lavora gratis per la comunità: questo è il grande valore che noi abbiamo. Quando c'è necessità, un'emergenza, oggi la macchia scatta automaticamente”.
“La necessità di prevenire e intervenire contro il dissesto idrogeologico – ha poi affermato Zaia – è la nostra versa sfida. L'abbiamo vissuto con l'alluvione del 2010 che ha colpito direttamente oltre 200 comuni, 10 mila famiglie con l'acqua in casa, 3 mila imprese danneggiate. E poiché la vera sfida per un territorio è quella di mettere in sicurezza dei cittadini – ha concluso il presidente rivolgendosi al ministro Orlando – se vuoi fare una battaglia per la sicurezza idrogeologica e trovare i soldi che servono, siamo al tuo fianco”.

Zaia a Breganze il 12/9: "Premere sull'acceleratore della Strada Pedemontana"
Zaia a Longarone il 15/9: "In questo Paese varrebbe la pena di pensare a costruire un po' meno strade"

Zaia, un uomo per tutte le stagioni: 
astemio con gli astemi, 
barcollante con gli amici del prosecco. L'importante è parlare.

venerdì 13 settembre 2013

ECHI DALLA STAMPA SUL DIGIUNO DEL COMITATO NO VALDASTICO NORD

 A seguire alcuni articoli apparsi sulle testate giornalistiche riguardo al Digiuno staffetta al quale hanno partecipato alcuni membri del Comitato No Valdastico Nord.

I rappresentanti del Comitato sono stati intervistati da Telepadova. L'intervista è andata in onda il 12 settembre nell'edizione delle 12.40.

 SchioThienePiu_11/09/13  


Corriere del Veneto_12/09/13

ARTICOLI Completo by novaldasticonord



ThieneOnLine_13/09/13


giovedì 12 settembre 2013

COMUNICATO STAMPA Digiuno a staffetta contro la Valdastico Nord e le grandi opere inutili

Valle dell'Astico, 11 settembre 2013

Il comitato No Valdastico Nord digiunerà a staffetta da domani, 12 settembre, per cinque giorni contro il progetto del prolungamento dell'autostrada A31 Valdastico Nord.
Sulla scia del digiuno avviato lo scorso 16 agosto da don Albino Bizzotto contro le decine di grandi opere da realizzare in Veneto in project financing - A31 Nord compresa - anche il comitato No Valdastico Nord ha deciso di intraprendere questa forma di protesta nonviolenta, al pari di diversi altri gruppi e comitati locali veneti che si battono per la difesa del territorio.
Nel dettaglio, saranno 9 le persone del comitato No Valdastico Nord che digiuneranno per 24 ore ciascuno a partire dalla mezzanotte, bevendo solo acqua e astenendosi dal mangiare. Nei primi tre giorni, inoltre, il digiuno verrà osservato dalle 8 alle 20 nella sede della Pro Loco di Casotto, in via san Giovanni a Casotto di Pedemonte (di fronte alla chiesa): da Renzo Priante e Irma Lovato, giovedì 12 settembre; da Francesca Dall’Osto e Teopista Marioni, venerdì 13 settembre; e da Annalia Sartori e Arrigo Panozzo, sabato 14 settembre. Gli ultimi due giorni della staffetta saranno invece osservati, sempre tra le 8 le 20, nella sede del Circolo ricreativo di Casale a Cogollo del Cengio: da Giuseppe Sentelli e Luca Bonaldo, domenica 15 settembre, e da Gaetano Grotto (la prima parte al lavoro) e, di nuovo, da Irma Lovato, lunedì 16 settembre.
La staffetta è comunque aperta a tutti: chiunque potrà aderire, partecipare e recarsi nelle due sedi di Casotto e Casale per manifestare la propria solidarietà, lasciando anche un pensiero in un apposito quaderno.
“Il digiuno avviato da don Bizzotto ha puntato i riflettori della politica e dei media sul tema delle grandi opere in Veneto – osserva Renzo Priante di Piovene Rocchette -: 35 quelle dichiarate ‘urgenti e prioritarie’, da avviare in project financing, meccanismo che alla fine tutela gli interessi privati e aggrava invece il debito pubblico, comportando l’aumento delle tasse. Molte di queste opere poi sono inutili o sono dei doppioni, altre possono benissimo essere evitate con una razionalizzazione delle infrastrutture esistenti”.
“L’iniziativa di don Bizzotto – aggiunge Irma Lovato di Posina, che già ad agosto ha digiunato per 24 ore a fianco del fondatore dei Beati costruttori di pace - ha inoltre raccolto l’adesione e la solidarietà di molti altri comitati veneti che con questa forma di protesta nonviolenta vogliono sensibilizzare l’opinione pubblica, ma anche i politici stessi, che da una parte approvano leggi a salvaguardia del territorio e dall’altra progetti faraonici, dimenticando che la terra è l'unica fonte di vita e che il terreno agricolo non è una risorsa infinita. Don Albino ha posto al centro del suo digiuno la persona, con i suoi bisogni e le sue necessità, e si è chiesto se veramente i cittadini veneti necessitino di queste 35 grandi opere, considerata anche l'emergenza sociale attuale, con il taglio continuo dei fondi destinati ai servizi socio-sanitari, nonostante la domanda sia sempre crescente. I cittadini non sono ciechi: si accorgono delle contraddizioni tra il dire e il fare dei politici, e per questo si mobilitano anche in difesa del bene comune costituito dalla bellezza di una valle”.
Non a caso numerosi sono già i cittadini che hanno dato l'adesione a partecipare al digiuno collettivo contro le grandi opere inutili che si terrà in tutto il Veneto il 28 e il 29 settembre, un’iniziativa lanciata dai Beati costruttori di pace in attesa della manifestazione di protesta che si terrà il 9 ottobre sotto Palazzo Balbi, a Venezia, sede della Regione Veneto e già sede della Sade, la società che costruì la diga del Vajont, della cui tragedia quel giorno ricorrerà il 50° anniversario.



 Mappa localizzazione Grandi Opere in Veneto:

martedì 10 settembre 2013

RIFLESSIONI: Autostrada e Traffico Urbano



Traffico in valle, curve a gomito, tratti a 50 km/h. Il traffico nella valle dell'Astico snerva le persone e qualcuno sbotta:
“Facciamola questa autostrada!”
(Così risolviamo d'un botto tutti problemi che ci affliggono - sottinteso: si porta sviluppo, il traffico diventa scorrevole, niente code, …).

L'autostrada risolve il problema del traffico?
NO
Come abbiamo già detto, in valle abbiamo problemi di viabilità ordinaria e questi problemi non si risolvono costruendo autostrade a pagamento. (Forse è il caso di pensarci su prima che si sia costretti a respirare un'aria meno pulita scoprendo con stupore che le code ci saranno ancora!!! (n.d.r. comunque, dopo il 2025))

Vi spieghiamo perchè

In primo luogo l'autostrada  porterà in valle 17.000 auto nuove al giorno (lì sono i principali incassi previsti). Gli autisti manco vedranno la valle dell'Astico, impegnati a guidare dentro e fuori, da un tunnel all’altro.

In secondo luogo, l'autostrada è progettata e concepita  per agevolare i viaggi a media/ lunga percorrenza: troverà sicuramente beneficio chi da Arsiero deve andare a Bologna o Bolzano, ma chi deve andare a Thiene o Zané, o da Thiene, Padova a Folgaria o a Lavarone, di vantaggi ne avrà ben pochi e continuerà ad usufruire della viabilità ordinaria.


L'esperienza insegna.....

A Vicenza esistono due caselli autostradali (VI est e VI ovest) aperti dal lontano 1962, però per anni Vicenza è stata assalita dal traffico. Come mai macchine e camion si ostinavano a mettersi in coda davanti a un vigile (negli anni 60), a un semaforo (negli anni (70), a una rotonda (negli anni 90) invece che prendere l'autostrada a Vicenza Est e uscire a Vicenza ovest?
Eppure, per 42 anni è andata avanti in questo modo tra bestemmie, frenate e puzzo di olio bruciato.
Poi, nel 2004 hanno aperto la tangenziale sud e improvvisamente una parte del traffico è filato via liscio come l'olio. La cosa sorprendente è che la tangenziale sud è esattamente parallela all'autostrada (passa anzi per il tunnel abbandonato della vecchia autostrada).

Insomma, per 42 anni l'autostrada non ha risolto il traffico di Vicenza, la tangenziale sud l'ha risolto, perché?

1 la strada è GRATUITA
2 ti permette di uscire a fermate intermedie

(Lo stesso ragionamento si può fare su Verona e Padova, ognuna con 2 caselli: a est e a ovest, tutte con le loro tangenziali.)

Torniamo alla nostra autostrada Valdastico nord

Costruiamo la nostra autostrada e scopriamo che: 
per andare in zona industriale a Cogollo-S. Agata dobbiamo entrare al casello di Piovene,  andare fino ad Arsiero/Velo e poi tornare indietro passando per  Cogollo.
Non è un grande vantaggio (neppure per gli abitanti di Cogollo).

Oppure, per andare da Arsiero a Zanè dobbiamo uscire al casello di Thiene e tornare indietro, in alternativa uscire al casello di Piovene e poi andare a Zané (attraversando comunque Piovene).

Nel 2028 scopriremo che l'autostrada ha aggravato il problema del rumore, dell'inquinamento, ha tolto il posto di lavoro a un po' di contadini, ha azzerato le possibilità di sviluppo turistico della valle, ma ha lasciato insoluti i problemi di traffico.

Allora torneremo a chiedere “bretella subito!!!”, però allora sarà troppo tardi.
A Vicenza lo spazio per fare una bretella parallela all'autostrada c'era, in valle no: ci terremo l'autostrada e rinunceremo alla bretella.

Avremo accontentato qualcuno e ancora una volta ci domanderemo: come hanno fatto a fregarci?

Echi sulla stampa dell'interrogazione dell'On. Andrea Zanoni


venerdì 6 settembre 2013

Risposta ad una lettera

Pubblichiamo di seguito una lettera ricevuta da Stefano che sicuramente esprime il pensiero di molti riguardo al traffico sulla viabilità ordinaria e alle ipotetiche soluzioni che potrebbero risolverlo.

Poichè la parola "autostrada" molto spesso si interseca con questi argomenti (realizzarla in parte per by passare Piovene e Cogollo), abbiamo cercato di dare una risposta esauriente a Stefano e a quanti sono concordi con la soluzione da lui proposta.

Ciao a tutti,
 perchè non proporre invece di prolungare l'autostrada solo fino a Cogollo per levare l'indecenza del traffico e delle code che causano molto smog ed inquinamento specie i fine settimana e costruire solo un tunnel (anche a pagamento) che da Lastebasse sbucasse a Caldonazzo/Pergine.
Tunnel solo per auto o camion sotto i 35q. in modo da non trasformare la valle in un'arteria molto trafficata.
Il restante della strada non si toccherrebe e magari nascerebbero anche altre attività economiche attorno, visto che qualche passaggio in più si avrebbe.
Si eviterebbe anche di portare traffico inutile ad inquinante fin sul al Passo della Fricca e le province TN e VI sarebbero molto più vicine senza spendere miliardi per niente 
Ciao
Stefano
Ciao Stefano, che la viabilità abbia dei problemi è sotto l'occhio di tutti. Però non se ne discute mai perché si parla solo di autostrada, come se un'autostrada risolvesse tutti i problemi.
L'Autostrada serve per i collegamenti a lunga distanza, ma fallisce nel risolvere i problemi locali. Utilizzando gli stessi dati dei progettisti della Valdastico Nord, abbiamo calcolato che l'autostrada ridurrebbe il traffico a Piovene (e Cogollo) di circa il 10%, pochino. 
I conteggi li trovi qui
Funzionerebbe una bretella, perché una circonvallazione gratuita la prenderebbero tutti, inoltre sarebbe molto meno invasiva di un'autostrada. 
Il 15 aprile 2002 i sindaci tutti hanno firmato un progetto preliminare per la costruzione di una bretella fino ad Arsiero, progetto predisposto dalla Provincia di Vicenza. Dopo di che il tutto è rimasto nei cassetti per non ostacolare l'autostrada (che però risolve altri problemi e non quelli del traffico locale in valle).
Per quanto riguarda il traforo ci sono due problemi:
- deve essere condiviso con Trento
- deve avere un pedaggio accessibile.
Trento è contraria all'autostrada e, finché non andiamo a discuterne con loro, non se ne farà niente. 
Se mai i nostri amministratori avessero la pazienza di andare a Trento a discuterne, occorrerà parlare di
- Autobrennero
- Strada Valsugana esistente
- ferrovia della Valsugana
Partendo da questo scenario bisognerà vedere se c'è la voglia, lo spazio e la convenienza di fare un tunnel nella valle dell'Astico.
Ipotizziamo di si. Costruire un tunnel comporta numerosi problemi ambientali, in particolare quello dell'acqua, le valli del vicentino sono quelle che forniscono la massima quantità d'acqua al veneto. Il progetto di autostrada va a intercettare ben 4 sorgenti classificate. Le danneggia? Non lo sappiamo, speriamo di no, certo che  se ci fossero delle vene d'acqua sotterranee non conosciute potremmo fare dei seri danni ambientali.
Esaminiamo ora un altro aspetto: il costo.
Il progetto di autostrada ha dei costi di gestione altissimi, dovuti alla gestione di ben 60 km di autostrada, abbiamo provato a fare della stime e ci siamo resi conto che il pedaggio fino a Trento costerebbe da 50 a 100 € per ogni transito auto (ancor di più per un mezzo pesante, quindi andare a bere un caffè a Trento costerebbe 101,2 € (100 di pedaggio A/R e 1,20 di caffè).
I conteggi li trovi qui:
Costosissimo, di fatto impossibile da gestire.
Tu però giustamente dici che si potrebbe ipotizzare una sola galleria e non autostradale. Quanto lunga? Come la galleria di valico dell'autostrada  Valdastico nord (15,5 km)? Si tratta di un tunnel più lungo di quello del Monte Bianco (11,6 km).
Quanto costerebbe il pedaggio fino a Trento? Non lo sappiamo, però potremmo fare un esercizio solo ipotetico di immaginazione. Ipotizziamo che il pedaggio fino a Trento costi circa 20-40 € per un'auto e quasi il doppio per un camion. 
Abbiamo fatto solo ipotesi, ma comunque dobbiamo essere realistici: costruire un tunnel è estremamente costoso e i costi di gestione sono altrettanto elevati. 
Solo se siamo sicuri che ci sarà la domanda per utilizzarlo (e quindi per pagarsi) vale la pena di farlo, altrimenti sarà un buco colossale col rischio di fare un'opera per poi tenerla chiusa come succede con molte altre opere pubbliche in Italia.
Comunque la tua domanda stimola un dibattito che, speriamo, interessi anche i nostri sindaci così si parlerà di problemi veri e non di costosissime opere che devastano il territorio, come l'autostrada Valdastico nord. 
Un saluto




Valdastico Nord, l'UE chiede conto all'Italia "Possibile violazione della direttiva sulla VIA”

Valdastico Nord, l'UE chiede conto all'Italia
"Possibile violazione della direttiva sulla VIA”

Valle dell'Astico, 6 settembre 2013
“La Commissione Europea contatterà le autorità italiane per ottenere chiarimenti sull'applicazione della direttiva sulla Valutazione dell'impatto ambientale VIA del progetto di completamento della Valdastico Nord per quanto riguarda il diritto di informazione e di partecipazione della società civile e dei comuni limitrofi”. È la risposta del Commissario Ue all'Ambiente Janez Potočnik all'interrogazione dell'eurodeputato ALDE Andrea Zanoni, membro della commissione ENVI Ambiente, Salute pubblica e Sicurezza alimentare al Parlamento europeo, che aveva denunciato a Bruxelles “gli aspetti normativi poco chiari” e “il rischio ambientale” del progetto.
“Siamo soddisfatti del risultato ottenuto dall'eurodeputato Zanoni, che era pure venuto in sopralluogo nella nostra valle lo scorso giugno – commenta Renzo Priante del Comitato No Valdastico Nord –, soprattutto perchè c'è almeno l'Europa a sorvegliare sul rispetto della trasparenza e della legittimità su progetti italiani che incidono direttamente sulla vita dei cittadini, troppo spesso dimenticati dai politici nonostante la loro alta missione civica di rappresentanti del popolo che li elegge”.
“Il tracciato del prolungamento della Valdastico Nord – continua Priante -, è stato modificato in itinere senza essere stato reso pubblico, impedendo così a noi residenti della valle e ai Comuni coinvolti di poter presentare le osservazioni al progetto sottoposto alla commissione VIA e al Cipe. Ci auguriamo che si arrivi ad abbandonare il metodo per cui una società privata, investita di un incarico pubblico, si permette di imporre un'opera a cittadini e amministratori, senza ascoltare le ragioni del territorio e anzi minacciando cause milionarie contro chiunque vi si opponga”.

giovedì 5 settembre 2013

COMUNICATO STAMPA - Ufficio Stampa On. Andrea Zanoni - Valdastico Nord, l'UE chiede conto all'Italia


La Commissione europea chiede maggiori informazioni alle autorità italiane in seguito all'interrogazione dell'eurodeputato Andrea Zanoni sul progetto di completamento della Valdastico Nord. Zanoni: “Possibile violazione della direttiva Ue sulla Valutazione d'Impatto Ambientale di cui sono relatore al Parlamento europeo”

“La Commissione contatterà le autorità italiane per ottenere chiarimenti sull'applicazione della direttiva sulla Valutazione dell'impatto ambientale VIA del progetto di completamento della Valdastico Nord per quanto riguarda il diritto di informazione e di partecipazione della società civile e dei comuni limitrofi”. E' la risposta del Commissario Ue all'Ambiente Janez Potočnik all'interrogazione dell'eurodeputato ALDE Andrea Zanoni, membro della commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, che aveva denunciato a Bruxelles “gli aspetti normativi poco chiari” e “il rischio ambientale” di questo progetto.

“Il fatto che il Commissario Potočnik abbia intenzione di chiedere maggiori informazioni alle autorità italiane vuol dire che la puzza di bruciato è forte – attacca Zanoni – E questo perché il sospetto che il progetto della Valdastico Nord violi la normativa europea sulla VIA è più che probabile, soprattutto per quanto riguarda il diritto di informazione e di partecipazione della popolazione e delle autorità locali garantite dalla direttiva 2011/92/UE”.

“I cittadini hanno il sacrosanto diritto di essere informati e poter intervenire su progetti che incideranno direttamente sulla loro vita. Per questo, come relatore della nuova direttiva di VIA per il Parlamento europeo, ho cercato di rafforzare questo loro diritto troppo spesso calpestato dai poteri forti – continua l'eurodeputato – Nel caso della Valdastico Nord, è più che sospetto il fatto che il tracciato autostradale sia stato modificato senza che questo cambiamento sia stato reso pubblico impedendo così alla popolazione e alle amministrazioni coinvolte di poter confutare le disposizioni del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica”.

“Adesso il caso è finito a Bruxelles. Vediamo cosa risponderanno le autorità italiane. Seguirò questa faccenda in prima persona e non esiterò a chiedere alla Commissione di punire severamente le sospette violazioni della direttiva europea”, conclude l'eurodeputato.

BACKGROUND

Sotto accusa l'approvazione del primo stralcio dell'Autostrada A31 Valdastico nord che intende unire Piovene Rocchette (VI) e Besenello (TN) da parte del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica il 18 marzo 2013. Il progetto andrebbe a alterare l’ambiente nei comuni di Piovene Rocchette (VI), Cogollo del Cengio (VI), Velo d’Astico (VI), Valdastico (VI), Pedemonte (VI), Lastebasse (VI), Arsiero (VI), Rotzo (VI), Lavarone (TN), Folgaria (TN), Besenello (TN), Calliano (TN) e Nomi (TN).

Lunedì 3 giugno 2013, Andrea Zanoni ha effettuato un sopralluogo nella Valle del fiume Astico (FOTO e VIDEO), dove è previsto il completamento dell’A31 Valdastico Nord. Nella visita è stato accompagnato da Renzo Priante del Comitato No Valdastico Nord, Giuliano Zuccollo del Gruppo sportivo e ricreativo di Casale, dal sindaco e dal vicesindaco di Besenello, Christian Comperini e Roberta Rosi, da Daniele Romare di Legambiente Alto Vicentino e da Silvano Adami, che ha collaborato con il professor Dario Zampieri dell’Istituto di Geoscienze dell’Università di Padova allo studio sulla frana della Marogna.
Andrea Zanoni è il responsabile per il Parlamento europeo del rapporto sulla nuova direttiva 2011/92/UE sulla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) di determinati progetti pubblici e privati. Si tratta di un rapporto fondamentale che si iscrive nel procedimento di modifica e aggiornamento della normativa sulla VIA alla base di tutte le opere con un alto impatto sull'ambiente in tutti i 28 Paesi Ue.

COMUNICATO STAMPA - Legambiente 03/09/13

Strategie antismog per il bacino padano
Legambiente al ministro Orlando:
“Per ripulire l'aria della Pianura Padana la ricetta c’è già, si chiama mobilità sostenibile” 
“Rivedere il piano delle nuove infrastrutture nella legge Obiettivo,
cancellare quelle inutili e insostenibili economicamente,
per finanziare un nuovo e più efficiente piano di trasporto pubblico interregionale”

Domani, Mercoledì 4 settembre si terrà a Milano il vertice convocato dal ministro dell'Ambiente Andrea Orlando per concordare con le regioni del Nord Italia una comune strategia antismog per il bacino padano.
“Da anni Legambiente sottolinea come per contrastare efficacemente lo smog servano interventi su area vasta, mirati prioritariamente a ridurre le emissioni da traffico, causa prima dell'emergenza sanitaria e ambientale che interessa le nostre regioni”, hanno dichiarato Damiano Di Simine presidente di Legambiente Lombardia, Fabio Dovana, presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Lorenzo Frattini, presidente del regionale Emilia Romagna e Gigi Lazzaro, presidente del comitato Veneto,  che si sono riuniti per concordare le loro strategie sulla mobilità.

"Fa bene il ministro Orlando a convocare i governatori delle regioni coinvolte per tradurre in atti concreti la volontà espressa a più riprese di mettere in campo interventi coordinati nella Pianura Padana. Ma non si può prescindere dai controlli. Gli enti locali continuano infatti a fare poco o a procedere in ordine sparso perché manca una pianificazione a livello centrale, c’è scarsa disponibilità di risorse ma anche poca lungimiranza e scarso senso di responsabilità”.
L'appello che rivolgiamo al ministro e ai presidenti di regione è di non ripartire ancora una volta da zero nella discussione. Le cause, così come la terapia per uscire dall'emergenza sanitaria e ambientale che affligge la Pianura Padana, sono ben chiare. Quello che serve è una capacità politica nuova, che punti su un altro tipo di mobilità a basso tasso di motorizzazione e con alti livelli di efficienza e soddisfazione”.
"Per la prima volta, col tavolo convocato dal ministro Orlando, abbiamo la possibilità di affrontare con maggiore tempestività la questione dei provvedimenti antismog da adottare per la stagione invernale – hanno dichiarato i presidenti regionali di Legambiente -. Speriamo che questo appuntamento sia poi realmente seguito da atti concreti e non più, come avvenuto sinora, da dibattiti sterili incapaci di mettere in campo provvedimenti efficaci”.
Secondo gli ambientalisti c’è bisogno di una profonda revisione della programmazione delle infrastrutture e dei servizi che attengono alla mobilità di un'area ad alta densità demografica e ad altissimo livello di motorizzazione individuale, qual è la Pianura Padana.
Continuare, infatti, a realizzare le grandi infrastrutture stradali che sono in progetto o in via di esecuzione (si pensi all'inutile ramo di TI_BRE a Parma o al raddoppio del tunnel autostradale del Frejus o l’autostrada Orte-Mestre) non va certo nella direzione di una mobilità più efficiente e meno inquinante. Lavoratori e cittadini del Nord Italia hanno bisogno di servizi di TPL urbano e regionale adeguati, più frequenti e affidabili; del rilancio del trasporto ferroviario passeggeri, di scala regionale e interregionale; di una logistica integrata, sostenibile ed efficiente per le merci che oggi viaggiano quasi solo su strada, e non di una mobilità fondata su faraoniche e impattanti infrastrutture come la Torino-Lione ma di una diversa politica degli incentivi che sappia premiare il trasporto ferroviario a scapito di quello su gomma, utilizzando ed ammodernando le linee ferroviarie già esistenti.
La risposta delle Regioni fino ad oggi è consistita in un aumento di progetti di opere autostradali faraoniche e ridondanti, su cui la via del finanziamento privato è miseramente (e non a caso) fallita. Ma invece di prendere atto di questo fallimento e di interrogarsi sulle ragioni per le quali nessun grande gruppo privato si sente di mettere risorse proprie sulla seconda autostrada tra Milano e Brescia o sulla seconda tangenziale di Milano, sulle costosissime Pedemontane Veneta e Lombarda o ancora sulla tangenziale est di Torino, i governatori regionali sembrano voler continuare a pregare il Governo per ottenere garanzie e avanzamenti progettuali coperti da finanziamenti pubblici, sconti fiscali o anticipazioni da CDP, come avvenuto per il balletto di richieste sul passante nord di Bologna, per la E55 e per il tris Pedemontana - Brebemi - TEM in Lombardia, tre opere che costano 10 miliardi pur non risolvendo nessun reale nodo di congestione strade.

"Se davvero il Ministro Orlando vuole cambiare registro – hanno concluso i presidenti regionali di Legambiente -, chieda di concertare col ministro delle Infrastrutture e dei trasporti il piano delle autostrade previste dalla legge Obiettivo nel Nord Italia, sottoponendo ogni grande progetto ad una revisione indipendente che ne valuti sostenibilità e rapporto costi-benefici, cancellando ogni finanziamento per i progetti che non superano il vaglio. Con le risorse risparmiate potremmo finanziare uno dei sistemi di TPL interregionale più avanzati d'Europa, e ottenere una durevole riduzione delle percorrenze automobilistiche e commerciali a beneficio della mobilità collettiva."