La Val d'Astico, una delle più belle e verdi vallate vicentine, rischia di essere deturpata dalla realizzazione del tratto autostradale A31 Valdastico Nord. Quest'opera si caratterizza per un costo di realizzazione stimato in oltre DUE MILIARDI DI EURO (49 milioni di €/km) e flussi di traffico modesti, ma provocherebbe danni ambientali gravissimi e difficili da contenere. Viene proposta e sostenuta solo dalla società che gestisce la A4 Brescia-Padova, per interessi di rinnovo concessione. Interessi solo LORO!
In un ottica di progresso sostenibile e di alternative al trasporto su gomma, è doveroso dire NO ALLA VALDASTICO NORD!

lunedì 23 marzo 2015

LUPI E IL CIPE



"... ti ho detto cazzo prendi sto CIPE rivoluzioniamolo… ribaltiamolo… ora tu siccome ti considero, prima ancora delle infrastrutture, un amico…” (Repubblica 20 marzo 2015)


E' il ministro Lupi che parla al suo amico Incalza la sera del 17 febbraio 2014.
Come mai Lupi ce l'ha tanto col CIPE?
E pensare che il CIPE gli ha fatto dei favori grandissimi come quello del 18 marzo del 2013 quando, pressato dal suo amico Schneck, riesce a far approvare il primo "stralcio funzionale dell'autostrada Valdastico Nord", un'approvazione che non poteva essere data e che grida vendetta davanti al "dio degli ingegneri" (scherziamo naturalmente).

Si chiama "funzionale" quello stralcio solo perché altrimenti non si potrebbe approvare, ma si capisce benissimo che si tratta di finzione imposta dalla "politica" cioè da Lupi e Incalza.
Come si può chiamare funzionale un tratto di autostrada a due carreggiate che unisce Piovene Rocchette a Lastebasse? E nel dispositivo si raccomanda che non si superi la somma di 891,638 milioni euro (quasi novecento milioni di euro per unire un paese di 8.200 abitanti con uno di 228 con un'autostrada lunga 18,9 km: ma neanche nella Calabria dei peggiori momenti!).
Eppure nel CIPE che ha approvato un'opera così illogica ci dev'essere ancora qualche tecnico e il suo imbarazzo si coglie tutto nella delibera n. 21/2013.
Ad esempio quando si dice che viene approvato il traccialo lungo 18,9 km "ad esclusione dei tratti tra le progressive chilometriche 1+328 e 12+217 e per 300 m a partire dalla progressiva 18+617". Come si fa ad approvare una strada e non più di metà del tracciato?
Un bel problema, vero?
Eppure il CIPE approva. Però ci si rende conto che qualcosa non va e bisogna pur dare qualche prescrizione (solo qualcosuccia, signor ministro non si arrabbi, mi lasci scrivere qualcosetta). E così all'approvazione vengono aggiunte alcune prescrizioni: 90. In sovrappiù si aggiungono 3 raccomandazioni.
Uno sfascio, ma basta non farlo sapere in giro (chi si legge tutto il dispositivo?) e Schneck esulta: l'autostrada è stata approvata, avvisiamo subito i giornali.

Quello che non si dice è che nel punto 2.1 della delibera si dispone "In tempo utile e comunque entro il 30 giugno 2013, il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti dovrà trasmettere a questo Comitato il progetto definitivo dell'intera tratta Valdastico Nord (fino a Trento ndr) al fine di mantenere la scadenza della concessione al 2026".

Non essendo pervenuto il progetto, la concessione sarebbe decaduta, ma chi glielo dice al Ministro?

Nato male il progetto dell'autostrada, così sbagliato da dover essere cambiato prima della scadenza delle osservazioni, mai approvato, pieno di incongruenze.
Sarebbe meglio buttarlo e voltare pagina ma, ci giuriamo è più facile che il CIPE venga "ribaltato" che un brutto progetto autostradale venga buttato via.

giovedì 19 marzo 2015

Corriere del Veneto - 19/03/15

LE AUTOSTRADE

Il caso Incalza rischia di bloccare
il progetto della Valdastico Nord

Brescia-Padova, nuove incertezze. Schneck: «Ma il nodo resta l’accordo con Trento»

VERONA L’allarme su un possibile stop alla Tav è stato già lanciato dagli industriali; quello sulla Pedemontana si lanciava da solo, visto che il personaggio centrale dell’inchiesta fiorentina sugli appalti è Stefano Perotti, incidentalmente direttore dei lavori (già sostituito) della superstrada da Montecchio a Spresiano. Ma non è finita qui. C’è la Brescia-Padova, la concessionaria autostradale più grossa del Nordest, che dovrà drizzare le orecchie sugli sviluppi prossimi e futuri. Non è un mistero che Ercole Incalza e il ministro Maurizio Lupi fossero rispettivamente il «garante» tecnico e quello politico della Valdastico Nord, l’autostrada che è diventata il vero obiettivo strategico della società con quartier generale a Verona, tanto più che il prolungamento verso sud della stessa Valdastico è ormai cosa fatta: lunedì si apre (senza cerimonie) un altro tratto, sette chilometri da Santa Margherita d’Adige a Noventa Vicentina. Prologo al completamento vero, che avverrà quasi sicuramente a luglio.
Ora che Incalza è in carcere e Lupi è in seria difficoltà all’interno del governo, che fine farà il progetto di Valdastico Nord? E che destino avrà il sempre agognato prolungamento della concessione sull’intera tratta gestita? Che l’amministratore delegato della Brescia-Padova, Giulio Burchi, sia indagato nell’ambito della stessa indagine fiorentina, qualche imbarazzo può crearlo. A chi? A Flavio Tosi, che della concessionaria è il presidente (quanto mai attivo, anche se in questi giorni ha avuto ben altri pensieri)e al duo Intesa Sanpaolo-Astaldi, i soci di controllo che hanno voluto Burchi al comando dell’autostrada e anche della A4 Holding. Non molto conosciuto in Veneto, l’amministratore delegato è assai più noto in Emilia e a Roma, come peraltro raccontano i suoi molteplici incarichi presenti e passati: dalla presidenza Italferr al collaudo dell’inceneritore di Parma, dai contratti di collaborazione per la direzione dei lavori sulla Salerno-Reggio Calabria (incarico per cui è finito nel registro degli indagati) alla presidenza (ancora oggi) della Cisa, l’autostrada Parma- La Spezia. Burchi insomma è al vertice di Brescia-Padova per la sua esperienza nei Lavori pubblici e anche per le relazioni che negli anni ha costruito. Chi la vuole buttare sempre in politica, ricorda vecchi schemi che ritornano: i socialisti (Perotti è figlio di un direttore generale dell’Anas di provata fedeltà a quel vecchio partito), il loro riemergere anche attraverso il canale di Cl (Lupi), una filiera di manager e tecnici che intorno a questo mondo navigano.
Burchi, pur indagato, dalle intercettazioni esce quasi bene, se è vero che a un certo punto parla male del re-incarico al pensionato Incalza nel ministero («Una schifezza»). Sarà anche per questo motivo che Attilio Schneck, presidente di A4 Holding, non è sfiorato dall’idea che Burchi venga messo in discussione: «Non ci sono elementi per farlo, tanto più che l’indagine di Firenze nulla ha a che fare con l’attuale incarico qui a Verona». Per Schneck, la partita della Valdastico Nord «non cambia. Il vero nodo non è Incalza o un altro manager ma il compromesso da raggiungere con i trentini, magari con una contropartita sulla concessione dell’A22. Mi pare che Renzi voglia l’opera, quindi la soluzione è politica. Flavio Tosi ha lavorato in questo senso e credo che il traguardo non sia troppo distante».


Questo è ciò che volevamo sentire.
Stiamo seguendo da giorni la nuova vicenda/scandalo di intercettazioni scomode che hanno coinvolto anche il Ministro Lupi. Stavamo attendendo che i nodi arrivassero al pettine "Autostrada Valdastico". Ed ecco qui.
Ormai non si distinguono più imprenditori, politici, mafiosi. Ormai la ragnatela tessuta è cosi fitta che uno può sostituire l'altro, uno sostiene l'altro in un sistema spaventoso di corruzione, garanzie, favoritismi che nulla hanno a che fare con etica e bene comune.
Sono dentro tutti nel sistema!
Chi più chi meno. Chi avendo ladrato lo Stato per milioni di euro e patteggiato con la restituzione di una miseria, chi negli scandali dei rifiuti tossici sotto la Valdastico Sud, chi "solamente" per un abito costoso, le raccomandazioni per il figlio o per un orologio da 10 mila euro ricevuto in regalo. Ma le intercettazioni vanno oltre e dicono altro, ci sembra.
Gli scandali si susseguono: Mose, EXPO, TAV. Opere diverse, ma stesse dinamiche. I protagonisti sono sempre gli stessi. Escono dalla porta e rientrano per la finestra di questa o quell'altra società, intessendo gli stessi rapporti e continuando a mantenere in vita un sistema rivoltante che ormai è sotto agli occhi di tutti.
"Ti dò un aiutino per aver accesso alle "grandi opere" e tu mi sostieni col voto." 
Una mano lava l'altra. Alla politica fa comodo: APPALTI IN CAMBIO DI VOTI. 
Leggiamo gli articoli stampa e non possiamo non provare una nausea profonda soprattutto davanti alle dichiarazioni di questi politici, imprenditori, e quant'altro che continuano a professarsi innocenti e ignari di ciò che succede attorno a loro. Ostinati a non fare un passo indietro perchè il trono sul quale sono seduti è troppo prezioso.

Ritornano in mente le parole di qualche giorno fa del Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Rodolfo Sabelli:

"Dallo Stato schiaffi ai magistrati e carezze ai corrotti".

Parole forti, ma, a quanto sembra, quanto mai vere.

Sulla Valdastico:
La Valdastico Nord, per le sue caratteristiche tecniche, volume di traffico irrisorio e costi di realizzazione abnormi, è e sarà sempre un'opera insostenibile, oltre che vecchia di 40 anni come proposta.
Trento, anche se in questo ultimo periodo sembra dare cenni di cedimento, è sempre stata contraria all'opera e, pur cominciando a parlare di "intesa", oltre a trovarsi nella difficoltà di pensare ad un tracciato alternativo a Besenello, mette davanti questioni giuridiche e politiche che probabilmente non si risolveranno a breve. (E' su questo "cavillo" che il nostro Schneck cerca di far spostare l'attenzione....)
L'abbiamo ormai ripetuto alla nausea che alle lobby il completamento della Valdastico Nord interessa solo per il rinnovo della concessione.
Non dimentichiamoci che i tempi ormai sono fuori controllo: la concessione è scaduta, il CIPE, con Delibera del 18/03/13, aveva approvato il 1° lotto funzionale fino a Lastebasse (ndr Casotto) a patto che entro giugno 2013 venisse presentato un progetto definitivo dell'intera tratta, condizione necessaria per portare la scadenza della concessione al 2026, cosa mai avvenuta. Ci aspettiamo da un momento all'altro l'ennesima multa dell'UE.
Società autostradali e politici stanno cercando in qualsiasi modo una scappatoia per "accomodarsi". 
Fortunatamente, ora sul caso concessioni sta cercando di far luce il presidente dell'Autorità anti-corruzione, Raffaele Cantone, che ha affermato di aver riscontrato molte anomalie ed ha chiesto di rivedere lo Sblocca Italia.
Chissà che questo ennesimo scandalo non sia un campanello d'allarme capace di risvegliare gli animi di chi può e deve mettere freno a ciò che ormai è diventato un quotidiano. 
Al momento le "grandi opere", i cui costi ricadono sempre sui cittadini, sono un "grande affare" solamente per chi ci governa. E questo sistema deve finire.


martedì 17 marzo 2015

Rassegna stampa TRENTINO CORRIERE ALPI

La prima settimana di marzo sul Corriere Trentino sono apparsi vari articoli riguardo il completamento Valdastico Nord e la posizione trentina. Ci siamo allarmati per una dichiarazione di Ugo Rossi. Trento sta per cedere? 
Ci è difficile capire cosa stia succedendo dietro le quinte. Noi, come voi, leggiamo le notizie stampa e cerchiamo di mettere insieme i pezzi per avere una prospettiva del futuro prossimo.

Ma andiamo per gradi. Qui sotto un estratto degli articoli apparsi sul Trentino.

27/02/2015 "Valdastico? Per noi determinante"
Il sindaco di Pergine Oss Emer sponsor dell'opera: "Aiuterebbe anche il rilancio del lago"

"La Valdastico rappresenta l'unica soluzione per togliere gran parte del traffico della Valsugana. Ma servirà anche per togliere il traffico da Pergine che così potrebbe tornare a respirare"..."assistiamo a migliaia di autoveicoli transitare sulla statale della Valsugana e non è certo un favore positivo per l'ambiente".
"..benefici che si potrebbero spingere fino all'area del lago di Caldonazzo." che "...tornerebbe a vivere dal punto di vista ambientale ed economico. L'allontanamento delle auto dalla sua sponda sarebbe un primo passo anche contro l'inquinamento del lago stesso." 
(ndr che poi sia devastata un'altra valle - perchè ricordiamoci che bucare le montagne come un gruviera, un impatto ambientale ce l'ha - non importa. Mal comune, mezzo gaudio!)


06/03/15 "Valdastico, Rossi apre "Non basta dire solo no"
Il Presidente: "Restiamo contrari, ma l'intesa non è potere di veto. Se il governo ci chiamerà al tavolo, dobbiamo dire la nostra su tracciato e Valsugana"

"Fino a questo momento nessuno, nè il governo, nè la concessionaria dell'A31, ha attivato alcuna procedura di confronto. ... "Siamo stati e continuiamo ad essere contrari alla Valdastico, nella sua logica trasportistica e nel merito di quello che prevede l'attuale progetto "Le nostre prerogative costituzionali dicono che per portare avanti la tratta nord serve l'intesa con la Provincia di Trento....ma l'intesa non vuol dire diritto di veto"
L'intesa "dovrà prevedere alcune cose. Dobbiamo poter dire la nostra sul tracciato e non solo. La mitigazione del traffico sulla Valsugana sarà un altro terreno su cui il Trentino dovrà ottenere delle garanzie."


07/03/2015 "Il Trentino non regge due autostrade"
L'assessore Provinciale Gilmozzi: "Valdastico soluzione sbagliata, ci difenderemo in tutti i modi. Il traffico va spostato dalla gomma alla ferrovia".
"...non possiamo vederci scaricare due autostrade sul nostro territorio." "Noi difendiamo le ragioni che oggi portano tutti gli esperti a dire che la sfida è spostare la mobilità dalla gomma alla rotaia."
"Non ci sono aperture, la nostra posizione è una e non è cambiata".
"Esistono due piani, il "se" e il "come". La Corte Costituzionale ha sancito che sul primo fronte, SE fare la Valdastico Nord, il trentino ha diritto a discutere sulle strade che passano sul suo terrritorio."..."Il Governo ha annunciato di voler forzare, ma ad oggi deve ancora depositare il decreto alla commissione bilaterale. Decreto che noi siamo pronti ad impugnare". La battaglia si sposterebbe dunque sul piano giudiziario. 
"Noi siamo convinti di avere ragioni molto forti per dire no ad una nuova autostrada. Il trentino non può soffocare con due autostrade." ..: "Oggi le due opzioni, ferrovia ed autostrada, sono alternative"
Ma ammette Gilmozzi: "Se il governo decidesse di forzare comunque, a quel punto dobbiamo almeno ottenere una soluzione intelligente che sia utile anche agli interessi ambientali del Trentino, un progetto che abbia un capo e una coda"..."anche se il tavolo dell'intesa desse il via libera alla Valdastico, avremmo sempre la possibilità di fare ricorso."


08/03/2015 "Valdastico, no strategico. Non discutiamo di tracciati"
Il Vicepresidente Olivi: "L'intesa non riguarda il come, ma il se fare la Valdastico Nord. Al Governo e al Veneto va detto con chiarezza che il Trentino non è terra di attraversamento, ma di giunzione tra nord e sud"

"Il confronto al tavolo dell'intesa non può avvenire sul piano tecnico, sul tragitto della nuova autostrada, ma deve restare sul piano politico. Il trentino non può essere un territorio attraversato dalle strade decise dal governo".
"..come territorio possiamo proporre soluzioni diverse. Dire no alla Valdastico e sì a qualcos'altro. Dobbiamo dire sì alla messa in sicurezza ormai inderogabile della Valsugana e dobbiamo dire sì ad un invesimento ancora più forte sulla ferrovia."


Da questi articoli si evincono tre motivazioni per il  NO di Trento:
1) AMBIENTALE: Trento non può soffocare nel traffico e nell'inquinamento dell'ennesima tratta autostradale che attraverserebbe il suo territorio. Gilmozzi dice che l'autostrada è un progetto vecchio di 30 anni e chiede di puntare sulla ferrovia. Besenello è da sempre contrario all'opera. Si sposta inoltre l'attenzione alla Valsugana, congestionata e pericolosa, che necessita quanto prima di una messa in sicurezza non più trascurabile. (Sarà la Valsugana una "merce di scambio" in un'ottica del "do ut des"? Se passi con la Valdastico, mi sistemi pure la Valsugana?)

2) GIUDIZIARIA: La Corte Costituzionale sancisce che il Trentino ha il diritto di discutere sulle strade che attraversano il territorio. Il Governo, deciso più che mai a portare a termine la questione, forza la mano e dichira di depositare un decreto alla commissione bilaterale. Il Trentino, di contro, si dichiara pronto ad impugnare la causa.

3) POLITICA: "Il Trentino non può essere un territorio attraversato dalle strade decise dal Governo." Viene messo da parte il confronto tecnico, volto a studiare gli aspetti ambientali ed economici dell'opera, e si invoca piuttosto il diritto all'autonomia che rende il Trentino una realtà politicamente e giuridicamente a sè stante.
Abbiamo l'impressione che ormai il confronto sia sempre più politico e giudiziario che tecnico. 
 Sembra che Trento, preso, forse, per sfinimento dalla pressione veneta e dai politici che chiaramente appoggiano la compagine Veneta, stia cedendo. 
E' possibile che il presidente della Provincia di Trento arrivi a "trattare" con Roma, ma non dimentichiamoci la netta opposizione di Besenello. Rossi quindi, dovrà chiedere un tracciato che salvi Besenello, il che complica non poco la ricerca di soluzioni.

Se cede Trento crolla tutto, il progetto viene immediatamente approvato.
Se l'iter per la realizzazione della Valdastico andrà avanti, non si saranno guardati nè gli aspetti ambientali, nè tantomeno quelli economici che, come abbiamo già analizzato, fanno acqua da tutte le parti.
Sarà una vittoria solamente politica. E di questi tempi, sulla politica è meglio stendere un velo pietoso. Lo si vede tutti i giorni, quando c'è di mezzo la politica tutto è il contrario di tutto.
Stiamo a vedere... 

lunedì 9 marzo 2015

AltovicentinoOnLine: 04/03/15_Cogollo.Il candidato sindaco Capovilla su Valdastico Nord :’Si, ma con vecchio tracciato

E' tempo di campagna elettorale a Cogollo.
Leggiamo su Altovicentino on line un'intervista fatta al candidato sindaco Capovilla e non possiamo non soffermarci su quanto dichiarato a proposito della Valdastico Nord.

Valdastico Nord sì, ma non sul percorso dell’ultimo progetto approvato che passa attraverso il centro di Casale con il casello in prossimità del Bar Meteora.
‘La prima ipotesi di tracciato prevedeva che l’autostrada passasse sopra l’Astico e non capiamo perché il progetto iniziale sia stato abbandonato. Quello approvato attualmente, che è ormai il 7°, rovina tutta la nostra campagna. Se saremo eletti, vogliamo individuare un’altro percorso e riproporre quello iniziale’.


Ebbene. Inizia la campagna elettorale ed emergono già i peggiori vizi dei politici: grandi opere sì basta che passino per l'orto del vicino non sul mio.
L'incapacità di guardare ai problemi generali di tutta la valle (se non si è capaci a guardare a tutto il Veneto) emerge netta in questa prima intervista del capolista della lista civica "Rinasci Cogollo".
"Cogollo deve riappropriarsi del vecchio tracciato della Valdastico Nord" dice il candidato sindaco.
Forse l'aspirante sindaco non conosce o non si ricorda il "vecchio tracciato".
  • E' quello che passava a ridosso degli stabilimenti di Siderforge con un impatto notevole sull'attività produttiva.
  • E' quello che rovinava la campagna di Velo d'Astico e la più bella chiesetta della valle dell'Astico (quella di S. Giorgio) con una serie di svincoli della larghezza di mezzo chilometro
  • E' quello che passava alto sopra la chiesetta di S. Agata (proprio nel comune di Cogollo d.C. ma lontana da Casale) e costringeva l'attuale Strada provinciale a un brusco sottopasso.
Forse un amministratore dovrebbe avere una visione più ampia dei problemi, non dovrebbe limitarsi a spazzare la polvere sotto il tappeto del vicino.
Speriamo che l'aspirante Sindaco si sia espresso male e non pensi seriamente di risolvere i problemi di Cogollo del Cengio e della valle dell'Astico in questo modo.


Qui la versione integrale dell'articolo_04/03/15 

mercoledì 4 marzo 2015

L'HUFFINGTON POST - Autostrade, Raffaele Cantone chiede la revisione dello Sblocca Italia per le concessioni. "Serve una legge organica"




Cambiare lo Sblocca Italia sulle concessioni autostradali. La richiesta esplicita, anticipata nei giorni scorsi da una lettera al ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, viene sottoposta alle commissioni parlamentari competenti della Camera dal presidente dell'Autorità anti-corruzione, Raffaele Cantone: stralciare l’articolo 5 del provvedimento, che prevede il prolungamento delle concessioni autostradali a fronte di nuove investimenti, e mettere in campo "una legge organica che riguardi solo le concessioni autostradali”.
Il magistrato ha detto che la norma “potrebbe essere in contrasto con quello che da tempo ci sta dicendo l’Unione europea sul fatto che le concessioni devono essere messe a gara pubblica“. Al contrario, lo Sblocca Italia prevede una proroga della concessione quasi automatica a favore degli attuali concessionari, per ottenere la quale è sufficiente chiedere l’accorpamento di più tratte o impegnarsi a fare investimenti comunque necessari. Così facendo, ha detto Cantone, “il meccanismo diventa un criterio di allungamento delle concessioni”. Una situazione che hanno alimentato le critiche al Governo su un regalo alle lobby autostradali, come Autostrade per l’Italia (gruppo Benetton), Gavio e Toto.
"Abbiamo evidenziato una serie di anomalie" ha spiegato Cantone, secondo cui "il passaggio alla Camera ha portato all'inserimento importante della necessità dell'intervento della Commissione europea", ma "la norma difficilmente, così com'è, potrà essere applicata senza un intervento normativo; non credo basti un intervento puramente amministrativo". Cantone si è soffermato su una "serie di problemi" derivanti dal "prolungamento delle concessioni" in relazione alla "modalità di valutazione degli investimenti e ai criteri che attengono alla determinazione delle tariffe". E al riguardo, anche in relazione al loro contenimento, ha fatto rilevare che la mancanza "in Italia di un sistema unitario" determina il rischio che "si mettono insieme concessioni che hanno sistemi diversi di valutazione delle tariffe" e questo "potrebbe finire per creare più problemi di quanti se ne volevano risolvere".
Nessuna polemica, invece, prosegue Cantone, con il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi. "Questo intervento non aveva nessun effetto polemico e tantomeno io intendo come polemica la risposta del ministro Lupi al quale, invece, do atto di aver risposto in tempo reale, dando anche una chiave di lettura ai nostri rilievi che è quello davvero della funzione delle autorità indipendenti".
Le parole del numero uno dell'anti-corruzione incontrano i favori tanto nell'opposizione, quando nella maggioranza. "Condivido i rilievi espressi" spiega Ermete Realacci (Pd), presidente della Commissione Ambiente della Camera, sottolineando che "è necessario verificare se le ulteriori obiezioni sui rischi di violazione dei principi di concorrenza ed economicità oggi evidenziate dal presidente dell'Anac possano essere superate con atti amministrativi, o se l'articolo 5 sia un legno storto che va rimosso per affrontare in modo serio e trasparente la partita della concessioni autostradali e se quindi siano necessari nuovi interventi legislativi". Anche il capogruppo in Commissione del Pd, Enrico Borghi, chiede di "fare attente riflessioni" sulle affermazioni di Cantone, "con la speranza che analoga operazione venga compiuta anche in zona piazzale di Porta Pia", sede del Ministero delle Infrastrutture.
Sel segnala di aver già "denunciato il regalo del governo Renzi ai concessionari autostradali usando il trucco dell'unificazione delle tratte e degli investimenti per la realizzazione delle opere. Il Governo e la maggioranza non ci hanno ascoltato. Ora che anche il presidente dell'autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, pone il tema di rivedere la norma, il Governo che fa?" chiede Filiberto Zaratti, che suggerisce un correttivo già nel decreto Milleproroghe con la soppressione della norma. In una nota, i deputati del Movimento 5 Stelle sottolinea la conferma della propria critica al provvedimento nelle parole di Cantone: "Si fanno regali alle lobby autostradali - dicono Michele Dell'Orco, capogruppo M5S in Commissione Trasporti e Massimo De Rosa, vicepresidente della Commissione Ambiente - senza assicurarsi che partano dei piani di investimento per quanto riguarda il miglioramento del servizio. E a rimetterci sono sempre i cittadini, non solo economicamente, pagando più caro un servizio scadente, ma per la sicurezza stradale".
L'Aiscat commenta dicendo che "il cosiddetto Articolo 5 nasce da un'iniziativa del Governo volta a sollecitare nuovi investimenti altrimenti non bancabili, in presenza di incrementi tariffari contenuti e sostanzialmente in linea con l'inflazione, e in coerenza con quanto già avvenuto o sta avvenendo in altri paesi europei e nel pieno esclusivo rispetto del diritto europeo. Valuteremo comunque la versione finale del provvedimento e ci riserviamo se auditi di dare il nostro contributo ed esprimere il nostro parere".
Carlo Renda, L'Huffington Post 


giovedì 19 febbraio 2015

Triskel182 - 15/02/15 - Cantone bacchetta il Governo "Regalo miliardario alle autostrade"


Cantone bacchetta il governo “Regalo miliardario alle autostrade” (GIULIANO FOSCHINI E FABIO TONACCI).

Sblocca ItaliaUn regalo ai concessionari, l’ennesimo. Un danno agli utenti. C’è una partita da cinque miliardi di euro all’anno che si sta giocando in queste ore in Italia: la gestione delle autostrade. Una partita che ruota attorno a un articolo del decreto Sblocca Italia, il numero cinque, e che vede da una parte il Governo e dall’altra il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, il quale ha già scritto una lettera al ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, e domani sarà ascoltato in commissione Ambiente alla Camera. «Se non si cambia quella norma — sostiene Cantone — si rischia che vengano affidate concessioni senza alcun tipo di procedura ad evidenza pubblica, in violazione, tra l’altro, dei principi di concorrenza ed economicità ».
La storia, dunque. Grazie all’articolo 5 gli attuali concessionari (Benetton, Gavio, Toto oltre a una serie di enti locali pubblici e privati) potranno chiedere il rinnovo degli attuali permessi nel caso decidano di unificare la gestione di tratte interconnesse. «Il senso della norma — spiegano dall’Anticorruzione — è dare la possibilità di accorpare le concessioni, che al momento sono 25 e fruttano in media cinque miliardi netti all’anno, per favorire gli investimenti e una riduzione delle tariffe al casello». Nei fatti però si può arrivare al risultato opposto. «Accorpando le concessioni si prende come data di scadenza, chiaramente, quella più lontana. Se ce n’è una che si chiude nel 2015 e un’altra nel 2025, la scadenza viene portata automaticamente al 2025 per entrambe. Di fatto è una proroga mascherata». Dei 25 concessionari, almeno 9 hanno il contratto in scadenza (ad esempio quello del gruppo Gavio per la Torino-Milano finisce nel 2017), e per l’Autobrennero è addirittura già scaduto nel 2014. Lontano invece il termine per Autostrade per l’Italia, che da sola gestisce il 50 per cento dei chilometri in Italia: se ne riparla nel 2038.
Una posizione, quella di Cantone, che è condivisa dall’Unione europea e dal Garante della Concorrenza, Giovanni Pitruzzella, che alla Camera ha parlato di «un meccanismo di proroga implicita che elimina del tutto e potenzialmente per periodi significativi un essenziale fattore concorrenziale del settore ». Non esattamente un dettaglio, questo. L’attuale regime aiuta a tenere alti gli utili dei concessionari, come dimostrano i bilanci, e molto bassi i vantaggi per gli automobilisti visto che non si sono riscontrati sensibili abbassamenti nelle tariffe. Secondo Cantone non ce ne saranno nemmeno negli anni a venire. Perché nonostante lo Sblocca Italia punti all’obiettivo di raggiungere «prezzi e condizioni di accesso più favorevoli per gli utenti », il commissario Anticorruzione ha più di un dubbio su come andrà a finire questa storia. Oggi quella dei pedaggi è una vera giungla, le autostrade che hanno interesse ad accorparsi hanno tariffe diverse ed è complicato pensare che si adeguino al ribasso. «Dove sarà quindi il vantaggio per gli automobilisti?», si chiedono all’Authority. Senza bandire le gare, si rimane in condizioni di sostanziale monopolio.
Stesso discorso vale per gli investimenti. La nuova legge lega la possibilità di unificare, e dunque prorogare le concessioni, al «potenziamento e adeguamento strutturale, tecnologico e ambientale delle infrastrutture». Ma in realtà questo è previsto già nei contratti in vigore, dunque le società che vogliono ampliare le corsie di una tratta, ad esempio, ne hanno già facoltà. E hanno pure un altro vantaggio: se gli scade il contratto e non sono ancora rientrati dell’investimento, sarà chi subentra a saldare il conto. A Cantone, ha già risposto nei giorni scorsi il ministro Lupi, il quale difende le scelte del governo sostenendo che «le modifiche del rapporto concessorio sono subordinate alla realizzazione di investimenti, essenziali per la sicurezza e l’adeguamento tecnologico della rete, altrimenti privi di copertura finanziaria. Se non lo facessimo potremmo arrivare a un inasprimento delle tariffe». Ma all’Anticorruzione, che sta vagliando tutti i 25 contratti delle autostrade italiane, non ne sono convinti.
Da La Repubblica del 15/02/2015.
 
Tratto da: Triskel182.wordpress.com 
 

C'è di che riflettere leggendo questo post alla cui origine sta un articolo pubblicato su La Repubblica il15/02/15.

Basta sottolineare alcune parole chiave per smascherare l'oscuro meccanismo che governa la spinta delirante alla realizzazione della Valdastico Nord, legata a tutti gli effetti al rinnovo della concessione.

 DANNO AGLI UTENTI
AFFIDAMENTO CONCESSIONI SENZA ALCUN TIPO DI PROCEDURA PUBBLICA
VIOLAZIONE DEI PRINCIPI DI CONCORRENZA ED ECONOMICITA'
PROROGA MASCHERATA
CONDIZIONI DI SOSTANZIALE MONOPOLIO

Basta mettere insieme qualche tassello per ritornare all'UNICO, SOSTANZIALE INTERESSE DELLE SOCIETA' AUTOSTRADALI e, di contro, immaginare cosa ne può venire a noi, utenti che già ora paghiamo (cfr Regalo sotto l'albero - dal primo gennaio aumenti dei pedaggi in tutta Italia) ) e continueremo a farlo, fino a quando, a scadenza della concessione, la gestione passerà in mano allo Stato e sarà lo Stato stesso, quindi sempre e comunque noi, a dover sanare un debito insanabile ("se gli scade il contratto e non sono ancora rientrati dell’investimento, sarà chi subentra a saldare il conto")

Quella dell'articolo 5 dello Sblocca Italia sembra l'ennesima beffa abilmente mascherata dalle lobby autostradali che si appoggiano ai soliti politici compiacenti. Il testo infatti prevede "il prolungamento delle concessioni autostradali a fronte di nuovi investimenti". In realtà però le Società autostradali sono già autorizzate a farlo. Il meccanismo perverso sta nel fatto che, accorpando più tratte autostradali, e impegnandosi a fare investimenti comunque necessari, la nuova scadenza della concessione diverrebbe quella più lontana temporalmente per le tratte accorpate. Di fatto, quanto richiesto dalla UE, ossia indirre una gara pubblica per regolare le concessioni, potrebbe essere scansato beneficiando dello Sblocca Italia. Ecco perchè "monopolio".

Il Presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone ha sollevato un bel polverone evidenziando una serie di anomalie che possiamo ben tutti immaginare da dove abbiano origine.
Dal canto suo, il Ministro Lupi, come era da immaginarselo, se ne è uscito con la solita particina imparata ormai a memoria che non aggiunge nulla di nuovo a quelle fragili motivazioni che da sempre vengono utilizzate dalle lobby per convincere il popolo e chi obietta della bontà delle loro "pensate".
Sembra che l'Anticorruzione non ne sia molto convinta. 
Speriamo che ci possa aiutare a denunciare un sistema che deve finire.


Cosa dice l'Art. 5 SBLOCCA ITALIA
Norme in materia di concessioni autostradali
1. Nel rispetto dei principi dell'Unione europea, al fine di assicurare gli investimenti necessari per gli interventi di potenziamento, adeguamento strutturale, tecnologico e ambientale delle infrastrutture autostradali nazionali, nel rispetto dei parametri di sicurezza piu' avanzati prescritti da disposizioni dell'Unione europea, nonche' per assicurare un servizio reso sulla base di tariffe e condizioni di accesso piu' favorevoli per gli utenti, i concessionari di tratte autostradali nazionali, entro il 31 dicembre 2014, sottopongono al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti le modifiche del rapporto concessorio in essere finalizzate a procedure di aggiornamento o revisione anche mediante l'unificazione di tratte interconnesse, contigue ovvero tra loro complementari, ai fini della loro gestione unitaria. Entro la medesima data il concessionario sottopone al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti un nuovo piano economico-finanziario, corredato di idonee garanzie e di asseverazione da parte di soggetti autorizzati, per la stipulazione di un atto aggiuntivo o di apposita convenzione unitaria, che devono intervenire entro il 31 agosto 2015.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita per quanto di sua competenza l'Autorita' di regolazione dei trasporti, trasmette gli schemi di atto aggiuntivo o di convenzione e i relativi piani economico-finanziari, corredati dei pareri prescritti dalla normativa vigente, ivi compreso quello del Comitato interministeriale per la programmazione economica, alle Camere per il parere delle competenti Commissioni parlamentari, che si esprimono entro trenta giorni dalla trasmissione. Decorso tale termine, il procedimento puo' comunque avere corso. Le richieste di modifica di cui al presente articolo prevedono nuovi investimenti da parte dei concessionari, i quali sono comunque tenuti alla realizzazione degli investimenti gia' previsti nei vigenti atti di concessione.

2. Il piano deve assicurare l'equilibrio economico-finanziario, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, nonche' la disponibilita' delle risorse necessarie per la realizzazione degli interventi infrastrutturali previsti nelle originarie concessioni e di quelli ulteriori per l'attuazione delle finalita' di cui al comma 1 e per il mantenimento di un regime tariffario piu' favorevole per l'utenza.
3. L'affidamento dei lavori, nonche' delle forniture e dei servizi, ulteriori rispetto a quelli previsti dalle vigenti convenzioni, avviene nel rispetto delle procedure di evidenza pubblica disciplinate dal codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. Ai relativi affidamenti si applica l'articolo 11, comma 5, lettera f), della legge 23 dicembre 1992, n. 498, e successive modificazioni.
4. Al fine di accelerare l'iter relativo al riaffidamento delle concessioni autostradali A21 «Piacenza-Cremona-Brescia e diramazione per Fiorenzuola d'Arda (PC)» e A3 «Napoli-Pompei-Salerno» sono approvati gli schemi di convenzione, come modificati secondo le prescrizioni del Nucleo di consulenza per l'attuazione delle linee guida per la regolazione dei servizi di pubblica utilita' (NARS) rese con i pareri nn. 6 e 7 del 7 agosto 2014 da considerarsi parte integrante della Convenzione, e i relativi piani economico-finanziari gia' trasmessi al CIPE.
4-bis. L'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo e' subordinata al rilascio del preventivo assenso da parte dei competenti organi dell'Unione europea.
4-ter. Gli introiti pubblici derivanti da canoni di concessioni autostradali provenienti dall'applicazione del comma 1 sono destinati, secondo le modalita' stabilite con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite le Commissioni parlamentari competenti per materia, a interventi di manutenzione della rete stradale affidata in gestione alla societa' ANAS Spa, nonche' ad alimentare il Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale, di cui all'articolo 16-bis del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e successive modificazioni, e, per finalita' di investimenti e compensazioni ambientali, il Fondo nazionale per la montagna, di cui all'articolo 2 della legge 31 gennaio 1994, n. 97, e successive modificazioni.



 

lunedì 9 febbraio 2015

Corriere del Veneto - 09/02/2015

Rischio idraulico, primato veneto
Cinque anni di maltempo e cemento

«Ora serve il 37% di opere in più. La situazione peggiora»

VENEZIA Il Veneto è la regione a più alto rischio idraulico. Emerge dal dossier «Italia sicura », presentato dai Consorzi di bonifica giovedì alla Presidenza del Consiglio, nell’ambito dell’incontro organizzato dall’Associazione bonifiche e irrigazioni per presentare il Piano nazionale sulla riduzione del rischio idrogeologico. Secondo i dati presentati dall’Unione veneta bonifiche (Uvb), negli ultimi cinque anni è aumentata del 37,5% la necessità di investimenti per rendere sicura la nostra regione. I motivi sono tre: «una pervicace scelleratezza urbanistica che ha consentito di costruire ovunque, perfino nell’alveo dei fiumi, con cementificazioni irresponsabili e causa certa di inondazioni, frane, smottamenti ed erosioni», ma anche di aver reso il suolo ormai impermeabile, cioè non più in grado di assorbire acqua; lo spopolamento della montagna, l’eccessivo consumo del suolo e l’invasiva presenza dell’uomo sulle coste; la variabilità climatica, con piogge intense e concentrate nello spazio e nel tempo.
Ovvero: oggi in 24/48 ore cade lo stesso quantitativo d’acqua un tempo dilazionato in una settimana. Ecco perché ora per evitare nuove alluvioni e frane c’è bisogno di un 37% di interventi in più. «Nel 2015 i progetti proposti per un Veneto idraulicamente sicuro sono 685, traducibili in un investimento di 1,7 miliardi di euro (ndr il costo della Valdastico Nord!)  — spiega Giuseppe Romano, presidente di Uvb — . Parliamo in prevalenza di misure che non rientrano nelle azioni ordinarie sostenute dai privati: si tratta di manutenzioni straordinarie delle opere di bonifica, di sistemazione e regolazione idrauliche, di ripristino di fenomeni di dissesto idrogeologico. In una situazione complicata, che ci mette di fronte ad alluvioni e allagamenti sempre più frequenti, i Consorzi di bonifica hanno già inserito nel programma di #italiasicura una lista di 105 progetti direttamente cantierabili, per un importo di 217 milioni di euro. Progetti che riguardano la laminazione delle piene dei vari corsi d’acqua, il potenziamento degli impianti idrovori e delle opere idrauliche ». Tra le 105 opere cantierabili emerge lo scolmatore di piena Limenella Fossetta, che garantirà entro il 2017 la difesa idraulica di Padova Nord, essendo in grado di sottrarre, in piena, una portata di circa 10 metri cubi al secondo d’acqua.
Comporta un investimento di 18,5 milioni, suddiviso tra Regione, Comune di Padova, Consorzio di bonifica Bacchiglione e Stato e «salverà» in particolare i quartieri Arcella e Montà. Poi ci sono le opere di laminazione delle piene del fiume Agno- Guà, attraverso l’adeguamento dei bacini demaniali di Trissino e Tezze di Arzignano. Parliamo di un’opera con una capacità di invaso pari a 3,5 milioni di metri cubi, che sorgerà nell’area demaniale di 80 ettari delle rotte del Guà a fine 2016 e prevede 15 milioni di euro di costo, sostenuto da Regione e Consorzio Alta Pianura Veneta. Per Castelfranco invece il Consorzio di bonifica Piave sarà gestore della cassa di espansione sul torrente Muson, nei Comuni di Riese Pio X e Fonte, che sarà completata entro due anni e avrà una capacità di invaso di un milione di metri cubi d’acqua. Spesa: 8,6 milioni a carico della Regione. Il Consorzio sta inoltre realizzando due casse di espansione da 50 mila metri cubi di capacità ciascuna sul Rio Dosson, per salvaguardare l’area a sud di Treviso (Preganziol, Quinto di Treviso). Il preventivo è di 2,2 milioni di euro. Sono infine in corso i lavori di costruzione della cassa d’espansione di Sernaglia della Battaglia (60 mila metri cubi d’acqua) lungo il torrente Patean, con una spesa di un milione di euro. «Gli altri interventi sono il potenziamento di impianti idrovori e degli argini, la risagomatura e la ricalibratura di canali e corsi d’acqua principali, per aumentarne la capacità di invaso — aggiunge Andrea Crestani, direttore della Uvb —. Noi abbiamo chiesto al governo i 217 milioni per le 105 opere cantierabili, speriamo di avere il piano finanziario per quest’anno, in modo da poter iniziare la progettazione nel 2016».


E "noi" insistiamo a devastare il territorio, a cementificare sempre più terreni dissacrando i paesaggi "grazie" ad opere come la Pedemontana, a pensare che la Valdastico Nord sia "innocua" "solo" perchè costruita per la maggior parte in galleria!!
I giornali denunciano una situazione allarmante che ormai non può più essere nascosta o non considerata.
Ma forse, viste le cifre esorbitanti per "mettere in sicurezza" il nostro ambiente e noi stessi.....forse anche questo è un modo per "far girare  e rilanciare l'economia del Veneto"! Qualche politico, industriale, o i facenti parte delle solite lobby arriveranno anche a farsi questo bel pensiero. Stiamone certi!