Valdastico Nord, il governo non decide e la società chiede danni miliardari
La proroga fissata nel 2009 alla concessione della Brescia-Padova
vale solo se entro il 30 giugno arriverà l'ok alla Valdastico Nord, ma
il governa continua a non decidere e arriva il ricorso al Tar
di Alessandro Arona 14 maggio 2015
Scoppia la grana Valdastico Nord/Brescia-Padova per il nuovo
ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Il governo è da mesi
stretto da una parte tra le richieste della società concessionaria (enti
locali, Intesa Sanpaolo, Astaldi), della Regione Veneto e di
Confindustria Veneto di approvare il progetto della Valdastico Nord (i
19 km mancanti alla A31 Verona-Trento, e cioè il tratto Piovene
Rocchette-Trento), e dall'altra parte dalla ferma opposizione all'opera
da parte della Provincia autonoma di Trento (governata dal
centro-sinistra).
La
proroga della concessione al 31/12/2026, concordata nel 2009 con la
Commissione europa, si regge solo se entro il 30 giugno prossimo sarà
approvato il progetto definitivo della Valdastico Nord (circa un
miliardo di euro di costo, a carico della società), altrimenti tornerà
in vita l'originaria scadenza del 30 giugno 2013, già in prorogatio, ed
entro sei mesi dovrà essere concordata la decadenza formale della
concessione e pagato al concessionario quanto investito in questi anni e
non ammortizzato (1,2 miliardi di euro per la tratta sud della
Valdastico).
Ma la Provincia di Trento continua a non volere l'opera, e il
ministro Delrio, nel question time del 13 maggio alla Camera ha ammesso
che una decisione del governo non c'è ancora: l'allora Ministro Maurizio
Lupi aveva sposato l'idea di scavalcare il veto di Trento con la
procedura di legge obiettivo (articolo 165 Codice appalti), con delibera
del Consiglio dei Ministri, strappando al Cipe nel novembre scorso un
percorso in tal senso. Delrio è molto più prudente, spera ancora di
convincere Trento a un via libera, ma il tempo stringe, e
la
società ha già presentato al Tar Lazio (nei giorni scorsi) un ricorso
per dichiarare il governo inadempiente rispetto alla procedura di cui
all'articolo 165, che dopo la determinazione Cipe del 10 novembre scorso prevedeva termini ben precisi, e
ha chiesto l'immediato risarcimento dei danni (pari almeno agli 1,2 miliardi di euro investimenti non ammortizzati).
IL QUESTION TIME: DELRIO «ASPETTA TRENTO»
Su interrogazione dei deputati Dorina Bianchi (Udc), Andrea Cuasin
(Scelta civica), Vincenzo Garofalo (Udc) e Vincenzo Piso (Udc), che
chiedevano se l'autostrada Valdastico Nord è ancora una priorità, di
fatto sollecitando la rapida approvazione del progetto, il Ministro
Delrio ha risposto in modo ancora interlocutorio.
Ha riferito che
ancora il governo attende una pronuncia della Provincia di Trento,
quando però questa è stata più volte e in modo univoco data in senso
negativo negli anni e mesi scorsi, e quando già nel novembre scorso, con
decisione Cipe, il governo scelse di attivare la procedura di legge
obiettivo per superare tale dissenso.
Delrio ha fatto inoltre capire
che il governo, in base allo Statuto della Provincia di Trento, che ha
rango costituzionale, non può scavalcare completamente un suo dissenso
espresso.
Questa la sua risposta: «
La realizzazione della Valdastico Nord - ha detto Delrio -
come
evidenziato dagli onorevoli interroganti, è oggetto di un contenzioso
sul quale occorrerà ancora attendere gli esiti, nel senso che è ancora
in corso la trattativa con la provincia autonoma di Trento, che non ha
ancora espresso intesa sulla opera in sé, cioè un assenso alla
realizzazione dell'opera. Poi si potrà discutere il tracciato, ma deve
ancora esprimere l'intesa. Questa intesa è richiesta sia rispetto
all'individuazione dell'opera che alla sua localizzazione, in base alla
legge obiettivo e al codice degli appalti pubblici, nonché rispetto al
tracciato, sulla base delle norme attuative, come lei sa, dello statuto
speciale della Regione Trentino Alto Adige di rango costituzionale».
«
Anche la giurisprudenza costituzionale - ha aggiunto il Ministro delle Infrastrutture -
ha
espresso in diverse sentenze la necessità di acquisire preventivamente
la citata intesa per porre in essere concreti atti di realizzazione
dell'opera.
Pertanto, alla luce della giurisprudenza costituzionale,
non risulta possibile porre in essere al momento concreti atti di
realizzazione dell'opera in esame senza avere preventivamente acquisito
l'intesa della provincia autonoma che potrà anche essere unica, ma
comunque dovrà sussistere a doppio titolo: da una parte, ex legge n. 443
del 2001 e articolo 165 del decreto legislativo del 2006; dall'altra,
ex decreto del Presidente della Repubblica n. 381 del 1974.
Invero,
come confermato dal Presidente del Consiglio dei ministri, la procedura
di cui all'articolo 165 consente di superare solo la carenza di consenso
sulla localizzazione dell'opera, ossia sull'individuazione di quello
che dovrà essere il corridoio lungo il quale sviluppare il tracciato
dell'arteria autostradale, ma non può superare la carenza di quello che è
richiesto da norme attuative dello statuto speciale.
Comunque
garantisco l'impegno del Governo – ed è già stato fatto nell'ultima
visita che ho fatto a Trento e succederà anche nei prossimi giorni – a
chiarire e cercare di ottenere al più presto da parte della provincia
autonoma diTrento gli atti necessari per il proseguimento della realizzazione dell'opera».
LA SCADENZA DEL 30 GIUGNO 2015
Ma la scadenza del 30 giugno è ormai dietro l'angolo. La convenzione 2007 tra Anas e Brescia-Padova (
versione aggiornata del 30 luglio 2010),
all'articolo 4, stabilisce che «la scadenza della concessione è fissata
al 31.12.2026 in funzione della realizzazione della Valdastico Nord», e
che «in caso di mancata approvazione del progetto definitivo relativo
alla realizzazione della Valdsastico Nord entro il 30.06.2013, verranno
conseguentemente definiti dalle parti, nei sei mesi succesivi, gli
effetti sul piano economico-finanziario e sulla concessione».
Il 30 giugno 2013 era infatti la data di scadenza originaria della concessione, ricordata ancora un anno fa nel
report del ministero delle Infrastrutture alla Camera (si
veda a pagina 18 nel pdf), e dunque se non veniva approvato il progetto
definitivo della Valdastico Nord entro quella data, nei sei mesi
successivi si sarebbe dovuto definire una conclusione concordata della
concessione.
Su pressing del governo italiano la Commissione europea ha concesso
due anni fa una proroga di tale termine per l'approvazione del progetto,
che è ora dunque del
30 giugno 2015.
La stessa convenzione stabilisce che alla scadenza della concessione la società uscente ha diritto (art. 5) a un
indennizzo per gli investimenti realizzati e fino a quel momento non ammortizzati. Per la sola Valdastico Sud, quasi completata, si tratta di 1,2 miliardi di euro.
IL CIPE DI NOVEMBRE
Su pressione dell'allora Ministro Maurizio Lupi, l'11 novembre
scorso il Cipe - testo dall'esito ufficiale - «ha assunto motivate
determinazioni in ordine all'esigenza di superare il dissenso
manifestato dalla Provincia autonoma di Trento sulla localizzazione
dell'Autostrada A31 Valdastico Nord, 2° Lotto di completamento – da
Valle dell'Astico alla A22 (Besenello) e di proseguire nello svolgimento
della apposita procedura prevista dall'articolo 165, comma 6, lett. a)
del decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163 (Codice dei contratti
pubblici)».
Il 14 gennaio 2015, poi, con lettera protocollo 128 della
Presidenza del Consiglio, il governo ha comunicato alla concessionaria
tale esito.
IL BOND E RICORSO DELLA SOCIETA'
La concessionaria, in forza di tale iter avviato dal governo, che in
sostanza significava l'impegno ad arrivare comunque all'approvazione
del progetto entro il 30 giugno, ha emesso nel marzo scorso un prestito
obbligazionario da 600 milioni di euro (secondo le regole del project
bond), sottoscritto da 200 investitori, di cui il 65% esteri.
Ma il
progetto non è ancora arrivato al Consiglio dei ministri per
l'approvazione, e la società (controllata al 45% da Re Consult
Infrastrutture, una Spa con soci forti Intesa Sanpaolo e Astaldi, e poi
con gli enti locali al 32%) ha aperto formalmente il contenzioso con il
governo con il ricorso depositato il 4 maggio al Tar del Lazio. «Alla
citata delibera Cipe del novembre 2014 - scrivono nel risorso gli
avvocati Arturo Cancrini e Marco D'Alberti - il governo non ha in alcun
modo dato seguito, non essendo mai intervenute né la proposta del
ministero delle Infrastrutture né la deliberazione del Consiglio dei
Ministri». Eppure - ricordano i ricorrenti - l'articolo 165 del Dlgs
163/2006 (legge obiettivo transitata nel Codice appalti) prevedeva
termini precisi per tentare l'ultima intesa con la Regione dissenziente e
in caso negativo arrivare alla decisione del Consiglio dei ministri.
Termini tutti scaduti, mentre - si legge nel ricorso - in questi
anni «la Provincia di Trento non solo ha persistito nel suo dissenso, ma
si è sotratta ad ogni forma di collaborazione quanto alla stesura del
progetto relativo all'opera di cui si tratta».
«La mancata conclusione del procedimento di cui all'articolo 165
comma 6 lettera a) - scrive la società nel ricorso - ha causato un grave
danno in capo all'Autostrada Brescia-Padova Spa, la quale ha diritto al
risarcimento».
Si citano gli investimenti fatti e non ammortizzati,
l'inutilità della Valdastico Sud senza la tratta a Nord, ma anche il
«danno ingiusto». Anzi, si chiede al Tar di condannare il governo
proprio «al risarcimento del danno ingiusto», «con riserva di
quantificazione in corso di causa». Dunque non solo il "valore di
subentro" delle opere non ammortizzate, ma proprio il «lucro cessante» e
il risarcimento dei danni economici.
Si chiede inoltre di intimare al Consiglio dei ministri l'approvazione del progetto, nominando anche un commissario ad acta.
LA DECISIONE
Non
sembra esserci più molto tempo, dunque, per "aspettare" le decisioni
della Provincia di Trento. Il Ministro Delrio e il governo tutto devono
decidere al più presto.
Le convenzioni firmate negli anni con la società e il via libera
alla realizzazione della Valdastico Sud (che sarà completata quest'anno)
hanno sempre indicato l'obiettivo dello Stato di approvare e realizzare
anche la Valdastico Nord, indicandone il valore strategico negli
Allegati Infrastrutture.
Se non si fa quella - spiega la società nel ricorso - la tratta Sud da
sola non può avere remuneratività, dunque quel costo va indennizzato
(1,2 miliardi).
Se Delrio vuole invece cambiare la linea dei vari governi,
Berlusconi II, Monti, Letta, Renzi con Lupi ministro, lasciar cioè
cadere la concessione alla scadenza "naturale", senza approvare la
Valdastico Nord, e quindi rimetterla in gara - come ha detto di voler
fare per tutte le concessioni autostradali in scadenza - lo deve fare
al più presto possibile, per limitare il valore che rischierà di pagare
come indennizzo e per fare in modo che il valore di subentro sia pagato
dal concessionario subentrante. Più aspetta, più rischia.
Viene finalmente fuori la verità, una verità che solo noi avevamo detto ad alta voce.
L'autostrada
Valdastico non è gratuita, la dobbiamo pagare con i soldi pubblici.
Tutti gli investimenti che le società concessionarie fanno, verranno
rimborsati "per la parte non ammortizzata".
Nel
caso della Valdastico Nord i costi di gestione sono così elevati che
non si ammortizzeranno mai, quindi noi contribuenti dovremo portarci
perennemente sul groppone oltre
alle spese delle pensioni, che hanno un indubbia utilità sociale, oltre
al peso del debito accumulato nei dissennati anni '80-'90, anche il
peso di questa concessione e dei profitti che sta generando ai suoi
azionisti (Banca Intesa, ecc.)
Non
si tratta di spese di poco conto perché, se la Valdastico Sud genera la
richiesta di un rimborso di 1,2 miliardi di euro, la Valdastico Nord
costerà circa il doppio.
Non sarebbe il caso di smetterla di buttare via i soldi dei cittadini, invece che regalarli agli amici di Lupi e Incalza?
Qualche anno fa, fu lo stesso Schneck, allora Presidente in carica della Società BS-PD nonchè Presidente della Provincia di Vicenza, ad ammettere che i costi della Valdastico Nord, destinati a lievitare in maniera spropositata rispetto a quanto previsto nel preliminare, sarebbero gravati sulle spalle degli utenti per un tempo indefinito:
(Documento segnalatoci dall'allora amministratore del Blog Sgresendamenti, purtroppo scomparso prematuramente)
"La Valdastico Nord noi lo sappiamo benissimo.... non avremo
mai, i costi sono molto più alti.
Sono due miliardi tanto per iniziare cosi a metter
giù i primi grandi numeri no?
Due miliardi perché? Perche è fatta con eh..le gallerie, le
gallerie che non danno impatto, la doppia canna prevista dalla comunità europea
le magari intersezioni interne di sicurezza, ben vengano tutte!
Però i costi lievitano. Due miliardi quando mai li prenderà
la Valdastico…i pedaggi della Valdastico?
NON LI PRENDERA’ MAI! Pagherà sempre l’utente che, se l’anas
riconoscerà la tariffa eh… l’aumento lo pagheranno in 30 40 anni sempre gli utenti
di questa...(arteria)"
E questo personaggio è colui che vuole chiedere i danni allo Stato??
A noi sembra che si sia tirato la zappa sui piedi, spingendo per la realizzazione di un progetto irrealizzabile, prendendo in giro i politici e tutti noi quando sbandierava la grande utilità della Valdastico Nord per tutto il Veneto e per il rilancio dell'economia in generale.
Viene a galla la verità!
Troppi favoritismi in questi anni, troppi regali fatti alla Società concedendo proroghe su proroghe e tentando di forzare gli iter procedurali in maniera agli occhi di tutti anticostituzionale.
Se ora, finalmente, abbiamo un Ministro dei Trasporti che si dimostra una persona chiara, una persona che semplicemente si attiene a quanto sancito dalla costituzione e si rifiuta di continuare la linea di azione di Lupi & co. abbiamo solo da ringraziare Delrio per questa aria di legalità che al momento respiriamo...