Sabato 15 novembre a Besenello, in Trentino, viene
inaugurata una statua: l’opera d’arte si chiama “Guerriero contro la
Pi.Ru.Bi.”, ed è una scultura alta tre metri, in legno di cedro, che pesa oltre quattro quintali.
La “Pi.Ru.Bi.” è la Valdastico Nord, cioè l’autostrada che dovrebbe
unire l’A31 -che termina a Piovene Rocchette, nel vicentino- all’A22,
poco a Sud di Trento.
Quando l’iniziativa è stata programmata, non era possibile sapere che il
10 novembre, nel corso di una riunione del CIPE (Comitato
interministeriale per la programmazione economica), il governo guidato
da Matteo Renzi avrebbe provato a far ripartire il progetto, e di
superare -cancellandone con un colpo di spugna- la contrarietà espressa
dalle comunità locali. Tra la Valdastico e Besenello, il governo sceglie
di ripartire dagli anni Settanta, cioè da “Pi”, “Ru” e “Bi”, Piccoli,
Rumor e Bisaglia, i tre democristiani che sono i promotori dell’opera.
S
ono passati quarant’anni, ma è nel secondo decennio del ventunesimo
secolo che la nuova autostrada, che viene definita “A31 Nord”, pare
diventata “fondamentale”, un investimento imprescindibile in particolare
per
A4 Holding -la società che gestisce l’A31 e l’A4
tra Brescia e Padova-: i motivi li abbiamo spiegati in un reportage del
gennaio 2013, intitolato -non a caso-
“L’autostrada è una garanzia”,
perché garantirebbe ad A4 Holding la continuità di una concessione
altrimenti destinata a terminare nel giugno del 2015, dopo una proroga
di due anni.
Prima di ricostruire l’intera vicenda legata all’iter autorizzativo
dell’opera, vale la pena sottolineare che la decisione è stata presa dal
CIPE, cioè il Comitato interministeriale per la programmazione economica, che non è un organo “tecnico”, cioè
capace di valutare la consistenza del progetto, ma politico, formato da
Matteo Renzi, da una decina di ministri del suo governo, da due
sottosegretari alla presidente del Consiglio dei ministri e da un
segretario, che in questo momento è Luca Lotti, uno dei fedelissimi del
primo ministro (e anche lui sottosegretario).
Tra i componenti del CIPE c’è anche, unico a non far parte della
compagina governativa, il presidente della Conferenza dei Presidenti
delle Regioni e Province Autonome. Secondo le indicazioni del sito
www.cipecomitato.it,
che probabilmente non è aggiornato, sarebbe Vasco Errani, l’ex
presidente della Regione Emilia-Romagna.
In realtà, il presidente della
Conferenza delle Regioni è oggi Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte.
Quel Chiamparino che prima di candidarsi nella primavera del 2014 a guidare il Piemonte è stato -dal 2012- presidente della Compagnia di San Paolo, “nominato per acclamazione” dal Consiglio Generale nella riunione del 7 maggio. La Compagnia di San Paolo è, a sua volta, il primo azionista di Intesa Sanpaolo, di cui controlla il 9.888 delle azioni (Consob, 13 novembre 2014).
E Intesa Sanpaolo controlla -attraverso Re Consult Infrastrutture ed Equiter-, il 35,35% di A4 Holding,
la società concessionaria dell’A31. Quella che vuole realizzare a tutti
i costi l’A31 Nord, perc non perdere così il diritto a gestire anche la
trafficatissima A4, nella tratta tra Brescia e Padova.
Qui emerge una prima anomalia dell’intera vicenda: la scadenza iniziale
della concessione in carico ad A4 Holding era fissata alla fine di
giugno del 2013, ma i motivi della proroga non sono stati spiegati a
nessuno dal ministero delle Infrastrutture, che non risponde alle
domande dei giornalisti, mentre la
neonata Autorità di regolazione dei trasporti -che
ha avuto serie difficoltà a recuperare i dati dallo stesso ministero e
dai concessionari-
quando a metà luglio ha presentato in Parlamento la
propria relazione annuale ha indicato come dati di scadenza della
concessione il 31 dicembre 2026.

"Per evitare che la concessione scadesse al 30 giugno 2013 -ci
spiegano dall'Autorità-, il ministero delle Infrastrutture e trasporti
ha chiesto alla Commissione una proroga 'tecnica' di due anni fino al
2015, finalizzata all’approvazione di detto progetto definitivo e la
Commissione UE ha espresso parere favorevole.
Ovviamente,
se il progetto in questione non dovesse essere
approvato entro il 30 giugno 2015 la convenzione dovrebbe, allora sì,
ritenersi scaduta".
È per questo che il ministero delle Infrastrutture, con la decisione del
CIPE del 10 novembre, ha scelto di forzare l'iter, scegliendo di agire
da dominus dell’intera vicenda: t
ra sette mesi, Intesa Sanpaolo rischia
di perdere la concessione, e a quel punto il ministero dovrebbe bandire
una gara per il nuovo affidamento.
Così, il Comitato ha deciso di avocare al Consiglio dei ministri la decisione in merito alla realizzazione dell’opera, realizzando -anche in questo caso- quel provvedimento che Salvatore Settis nel suo intervento sull’ebook
“Rottama Italia”
definisce, con un paradosso, di “dissenso-assenso”. Se alla fine del
procedimento avviato secondo il Codice degli appalti pubblici (il
dettaglio è in coda all’articolo) la Provincia autonoma di Trento
resterà contraria, a quel punto interverrà Maurizio Lupi che farà
approvare il progetto preliminare entro due mesi, con un decreto che
dovrà essere firmato dal presidente della Repubblica.
Torniamo a Besenello, dove il guerriero contro l'A31 Valdastico Nord
-opera dal quarantenne scultore trentino di Folgaria, Florian Grott-
verrà posato lungo la statale 12 del Brennero: la scelta non è causale
perché proprio lì dovrebbe sboccare il tunnel previsto nel tracciato del
prolungamento verso Trento dell'autostrada.
La montagna tagliata è quella che vedete sullo sfondo nella foto che correda quest’articolo, dietro il borgo.
E l’amministrazione comunale di Besenello, nel corso degli ultimi anni,
si è distinta nella opposizione a un progetto distruttivo, che prevede
la realizzazione di una galleria più lunga del traforo del Gran Sasso
(sotto l’altipiano di Lavarone) per un costo stimato di circa 2 miliardi
di euro.
Sindaco e vicesindaco hanno addirittura pagato con la propria indennità
uno studio geologico, affidato ad un professionista esterno, Dario
Zampieri dell’Università di Padova, che ha evidenziato -tra Valdastico e
Pedemonte, nel territorio vicentino interessato dal progetto- “una
massa di dolomia sospesa […] avente un volume di 20 milioni di metri
cubi”, in pratica una gigantesca frana che potrebbe staccarsi proprio
nell’area dov’è prevista la realizzazione di uno svincolo e dell’unica
area di servizio della Valdastico Nord.
Negli ultimi anni l’opposizione alla Valdastico Nord e alla Pi.Ru.Bi. è
stata portato avanti dagli attivisti ma anche in sede amministrativa, e a
fine luglio è arrivata un’ultima sentenza del TAR ha dato ragione alla
Provincia di Trento e ai Comuni trentini, specificando che il parere
negativo (e motivato) da parte della Provincia autonoma ha il potere di
bloccare il progetto. Perché così è scritto nella Costituzione.
È per questo che si è reso necessario l’intervento del CIPE, e qui
l’articolo diventa un po’ tecnico, perché aiuta a comprendere
l’attitudine del governo -e in particolare del ministro delle
Infrastrutture Maurizio Lupi- nei confronti delle grandi opere inutili e
dannose.
Nella seduta del 10 novembre, il Comitato “ha assunto motivate
determinazioni in ordine all’esigenza di superare il dissenso
manifestato dalla Provincia autonoma di Trento sulla localizzazione
dell’Autostrada A31 Valdastico Nord, 2° Lotto di completamento da Valle
dell’Astico alla A22 (Besenello) e di proseguire nello svolgimento della
apposita procedura prevista dall’
articolo 165, comma 6, lett. a) del decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163 (Codice dei contratti pubblici)”.
Bisogna prendersi così il Codice dei contratti pubblici, per capire che
cosa è scritto nell’articolo 165, comma 6, lettera a, e che cosa
significa l’applicazione di quanto previsto al “caso” della Valdastico
Nord.
Il testo di legge spiega che “in caso di motivato dissenso delle regioni
o province autonome interessate si procede come segue: a) per le
infrastrutture di carattere interregionale o internazionale, il progetto
preliminare è sottoposto alla valutazione del Consiglio superiore dei
lavori pubblici, alla cui attività istruttoria partecipano i
rappresentanti della regione o provincia autonoma interessata. A tale
fine il progetto è rimesso a cura del ministero al Consiglio superiore
dei lavori pubblici che, nei quarantacinque giorni dalla ricezione,
valuta i motivi del dissenso e l'eventuale proposta alternativa che, nel
rispetto delle funzionalità dell'opera, la regione o provincia autonoma
dissenziente avesse formulato all'atto del dissenso. Il parere del
Consiglio superiore dei lavori pubblici è rimesso dal ministro al CIPE,
che assume le proprie motivate definitive determinazioni entro i
successivi trenta giorni.
Ove anche in questa sede permanga il
dissenso della regione o provincia autonoma, alla approvazione del
progetto preliminare si provvede entro sessanta giorni con decreto del
Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei
ministri, su proposta del ministro delle infrastrutture, e, per le
infrastrutture di competenza di altri ministeri, di concerto con il
ministro delle Attività produttive o altro ministro competente per
materia, sentita la commissione parlamentare per le questioni regionali”.
(Aggiornato il 14 novembre 2014, 10.06)
Link_Altreconomia_13/11/14